Ecco perché è stata ridotta a 24 anni la pena per Alessia Pifferi, che nel 2022 ha lasciato morire di stenti la figlia di 18 mesi dopo averla abbandonata a casa da sola per una settimana.

Alessia Pifferi, nell'abbandonarla a casa da sola per una settimana senza cibo né acqua, non aveva come volontà ultima quella di uccidere la figlia di un anno e mezzo ma era mossa "dall'umano bisogno" di trascorrere del tempo con il proprio compagno, da cui era fortemente dipendente. È stato il comportamento di una donna dalla personalità estremamente "fragile", cresciuta ai margini della società in un contesto di povertà economica e morale, che nel corso del processo è stata per di più segnata dal "clamore mediatico" televisivo e dalla continua "spettacolarizzazione" della sua triste storia. Sono le motivazioni della Corte d'Assise d'Appello che lo scorso 5 novembre ha annullato la pena dell'ergastolo per omicidio volontario già stabilita in primo grado per la 40enne, difesa dall'avvocata Alessia Pontenani, che nel luglio del 2022 ha lasciato per sei giorni la figlia di 18 mesi nel suo appartamento di Ponte Lambro (Milano), trovandola al suo ritorno morta di fame e di sete. La sentenza è stata quindi riformata a 24 anni di reclusione dopo l'esclusione dell'aggravante dei futili motivi da parte dei giudici di secondo grado, che hanno così bilanciato l'unica aggravante residua (il rapporto di ascendenza-discendenza con la vittima) con il riconoscimento delle circostanze attenuanti generiche.