Lavoro

Con lo smartbook “Stellantis cadente”, Andrea Tundo ci racconta la crisi dell’industria automobilistica italiana e il progressivo ridimensionamento del ruolo del nostro Paese all’interno del gruppo nato dalla trasformazione della Fiat.

L’eclissi dell’auto italiana combacia con lo smantellamento dei pezzi italiani del proprio impero da parte della famiglia Agnelli, da decenni sostanziale monopolista della costruzione di vetture nel nostro Paese. Se nel 1999 si producevano ancora 1,4 milioni di autoveicoli e la Fiat Punto dominava le vendite in Europa, oggi il settore sta vivendo una crisi senza precedenti, peggiorata ma non creata dallo stravolgimento del mercato sotto la spinta dell’Unione Europea sull’elettrico e l’avanzata dei costruttori cinesi.

La repentina accelerazione del declino è legata alla trasformazione della storica Fiat in Fca prima e Stellantis poi: il mutamento ha via via rinsecchito le radici italiane nonostante i vertici, a iniziare da John Elkann, continuino a dipingere Torino come il “cuore” dell’azienda. Intanto però le fabbriche si svuotano e la produzione nel 2025 ha toccato i minimi dal 1954.

Il baricentro del gruppo si è spostato così nell’Est Europa per poi puntare al Nord Africa, mentre in altri Stati continentali, come la Spagna, la casa costruttrice assembla oggi molto più che in Italia. Ora un fiume di investimenti sta per prendere la via degli Stati Uniti, lasciando negli stabilimenti che furono della Fiat incertezze e progetti rinnegati come la gigafactory di Termoli.