ABANO TERME (PADOVA) - Una lite degenerata in aggressione e proseguita per diversi minuti. É quanto sembra emergere dalle indagini dei carabinieri sul dramma familiare consumatosi lunedì sera in una villetta di via Tito Livio, a due passi dal centro della cittadina termale, dove due coniugi sono stati trovati dal figlio in gravi condizioni. La donna, una 69enne masso-terapista in pensione, era nuda e in stato di incoscienza. Si trovava nella taverna di casa dove dormiva da qualche tempo.

Prognosi riservata É ora ricoverata in terapia intensiva all'ospedale di Padova e lotta tra la vita e la morte per le conseguenze di un'emorragia cerebrale provocata da una forte botta. La pensionata presenta un quadro preoccupante, aggravato da pregresse patologie di natura cardiaca. Le sue condizioni vengono definite stabili ma i medici non sono in grado di sciogliere la prognosi. Il marito, 72 anni, ex imbianchino, se l'é invece cavata in quarantott'ore. Ieri mattina é stato dimesso dal Policlinico di Abano. Lamenta alcuni graffi al volto e un livido in testa. Aveva però bevuto molto. Lo confermano i risultati delle analisi alcolemiche: nel sangue dell'ex imbianchino è stato trovato un tasso compreso tra 1 e 1,2 grammi per litro, un valore due volte e mezzo superiore ai limiti di legge. Sono però le sue condizioni psichiche a preoccupare. L'uomo, che soffre di gravi problemi di dipendenza, era ancora in forte stato confusionale. Il figlio l'ha accompagnato nella sua abitazione di Montegrotto nel tentativo di restituirgli un minimo di serenità. Moglie e marito feriti, lei in fin di vita per un colpo in testa, lui con graffi al volto e lividi. Si indaga per tentato omicidio. Giallo ad Abano TermeMa cosa è realmente accaduto tra i coniugi? Stando a quanto raccontano i vicini, erano barricati in casa da almeno un paio di giorni. Nell'ultimo periodo li si vedeva di rado. In casa c'erano forti tensioni, dovute a problemi di natura caratteriale. Ed è probabile che lunedì sia scoppiata una violenta discussione. I due devono aver litigato a lungo alzando ripetutamente le mani. La donna, di corporatura robusta, si sarebbe difesa dal consorte, che è invece mingherlino. Resta da capire in che modo sia stata colpita alla testa tanto da rimanere tramortita. Il marito potrebbe averla spinta e lei sarebbe scivolata, sbattendo la testa e svenendo. Non sarebbe stato infatti sequestrato nessun oggetto usato come arma. Gli investigatori hanno però repertato numerose macchie di sangue sia nella taverna che al piano superiore. A riprova del fatto che i due si sarebbero scambiati colpi proibiti a più riprese. In queste i carabinieri del Nucleo investigativo, coordinati dal sostituto procuratore Sergio Dini, che ha aperto un'inchiesta in cui si ipotizza il reato di tentato omicidio, al momento a carico di ignoti, stanno cercando di ricostruire l'accaduto interrogando le persone vicine alla famiglia, nel tentativo di capire cosa possa aver scatenato un litigio di quelle proporzioni. I rilievi tecnici potrebbero nel frattempo aver aiutato gli uomini dell'Arma a comprendere la dinamica della lite individuando le rispettive responsabilità. Le indagini sono comunque circoscritte alla coppia perché in casa non sarebbe entrato nessun altro, fino a quando il figlio, preoccupato per il fatto che i genitori non rispondevano al telefono da un paio di giorni, non era riuscito ad entrare in casa utilizzando le uniche chiavi in suo possesso, quelle del garage. Era stato lui a dare l'allarme al 112 non appena resosi conto delle condizioni dei genitori. L'uomo è stato ripetutamente interrogato dai carabinieri e potrebbe aver contributo a fare luce sui gravi dissidi familiari.