(Il Sole 24 Ore Radiocor) - L’aumento della spesa per la difesa in Europa rafforzerà il merito di credito delle aziende del settore, ma avrà benefici limitati sulla crescita economica nel breve termine e rischia di accentuare le pressioni sui conti pubblici di diversi Paesi. È quanto afferma S&P Global Ratings in un’analisi dedicata al riarmo europeo. Secondo l’agenzia, il progressivo venir meno dell’affidamento sulla protezione militare degli Stati Uniti e il protrarsi della guerra tra Russia e Ucraina stanno spingendo i governi europei ad aumentare in modo significativo i bilanci della difesa. L’incremento della spesa, tuttavia, sarà molto disomogeneo. Polonia e i Paesi baltici guidano già la classifica con investimenti compresi tra il 4,8% e il 5,4% del Pil. La Germania, favorita da maggiori margini di bilancio, punta a salire dal 2,8% del Pil nel 2026 al 3,5% nel 2029. Più difficile sarà invece il percorso per Paesi con finanze pubbliche più fragili, come Francia, Regno Unito, Belgio e diversi Paesi dell’Europa meridionale. Per S&P l’impatto macroeconomico sarà inizialmente modesto, poiché gran parte dell’aumento della spesa sarà destinata al personale e all’acquisto di equipaggiamenti importati. Gli effetti positivi sul Pil sarebbero invece maggiori se le risorse fossero indirizzate verso ricerca e sviluppo, innovazione, infrastrutture e acquisti dall’industria europea, che oggi rappresentano meno di un terzo della spesa complessiva per la difesa.