C'è un debito che non passa per una banca, non ha una firma, non ha un'attesa. Si chiude in pochi secondi, dentro la stessa app con cui si compra un paio di scarpe o uno smartphone. Si chiama Buy Now, Pay Later, e in tre anni il volume di credito erogato attraverso questo canale è cresciuto del 127%. Solo nell'ultimo anno, +23%. Nello stesso periodo i piccoli prestiti tradizionali sotto i 1.500 euro sono scesi del 29%: non è una coincidenza, è una sostituzione.

È quanto emerge da "Il debito invisibile", il nuovo focus Censis-Confcooperative, e i numeri raccontano un cambiamento che riguarda il modo in cui un intero pezzo di società italiana entra in contatto con il credito. Il BNPL viene scelto nel 60,3% degli acquisti fino a 1.000 euro, contro il 45,7% del credito tradizionale. Tra i giovani della Generazione Z arriva al 18,1%. E un dato dovrebbe far riflettere chiunque si occupi di educazione finanziaria: il 19% di chi usa questi strumenti non ha alcuna storia creditizia precedente. Sono persone che si affacciano per la prima volta al credito senza mai aver avuto un rapporto esplicito con una banca.

Il problema non è lo strumento in sé, ma la sua invisibilità psicologica. Manca lo sportello, manca la firma, manca quel momento - per quanto scomodo - in cui ci si rende conto di stare contraendo un debito. Più contratti BNPL aperti su piattaforme diverse generano piccole obbligazioni che non vengono lette dagli indicatori tradizionali di vulnerabilità finanziaria. Il debito si accumula rata dopo rata, spesso su beni che si deprezzano rapidamente - elettronica, abbigliamento, prodotti per la persona coprono il 53,4% di questi acquisti - e diventa visibile solo nel momento esatto in cui smette di essere sostenibile.