Il ministro dell’Integrazione ha spiegato che la chiamata islamica “non dovrebbe risuonare sui tetti danesi”

Segui Il Giornale su Google Discover

Scegli Il Giornale come fonte preferita

La sinistra scandinava si sta dimostrando ben più pragmatica e attenta di quella italiana nella gestione dei Paesi che amministra. La Danimarca in tal senso è un esempio concreto, perché il primo ministro Mette Frederiksen sta agendo nell’interesse del suo Paese ma controcorrente rispetto alla linea che gli altri socialisti europei, incluso il Partito democratico, vorrebbero cercare di imporre, adeguandosi più sulle posizioni dei conservatori che su quelle progressiste, soprattutto per quanto riguarda le politiche migratorie e la gestione del tessuto sociale della Danimarca. L’ultima notizia che arriva in tal senso dal Paese scandinavo riguarda la preghiera islamica o, meglio, il richiamo alla stessa, che verrà vietato in Danimarca.A dare l’annuncio è stato Morten Bødskov, esponente del partito di centro-sinistra dei Socialdemocratici e ministro dell’Integrazione, il quale ha dichiarato che “l’appello alla preghiera non dovrebbe risuonare sopra i tetti danesi”. Nell’intervista concessa a Ritzau, quindi, Bødskov ha aggiunto che “non ha posto in Danimarca, e non si dovrebbe avere alcun dubbio sul fatto di essere finiti in un sobborgo di Islamabad quando si cammina per la Danimarca”. Parole forti da parte di un ministro socialista, per quello che si intende il socialismo alle nostre latitudini, che però dà la misura dell’esasperazione che si vive da quelle parti per l’eccessiva islamizzazione delle città, che sta mangiando la tradizione locale. La Norvegia, d’altronde, lo sta dimostrando ai mondiali di calcio in corso in queste settimane di voler riprendere la propria tradizione per trasmetterla alle nuove generazioni attraverso la sua nazionale.