Questa settimana, la rubrica di servizio della web tv de Il Mattino realizzata in collaborazione con l’Ordine dei dottori commercialisti ed esperti contabili di Napoli, presieduto da Matteo De Lise, si occupa di società partecipate. A dialogare con il caporedattore e coordinatore delle Cronache, Gerardo Ausiello, è Michele Saggese, consigliere dell’Ordine dei Commercialisti di Napoli (insieme nella foto). Quali sono le principali problematiche che riguardano le società partecipate a controllo pubblico?

«Vivono un momento di grande difficoltà perché devono osservare la normativa ordinaria delle società commerciali ma, contestualmente, anche tutte quelle regole amministrative connesse all’essere una società a partecipazione interamente pubblica o a maggioranza pubblica. Quindi queste società sono chiamate a rispettare due normative, alle volte addirittura in contrapposizione l’una con l’altra: una situazione piuttosto complicata, che può metterne a rischio anche la sopravvivenza. Uno dei temi più delicati è la gestione dei momenti di crisi, in cui si accavallano le procedure connesse all’ente pubblico con quelle previste dalla nuova normativa sulle crisi d’impresa. Come commercialisti, auspichiamo che il problema sia affrontato a livello normativo con un codice esclusivo per le società pubbliche, per evitare che siano chiamate a rispettare norme a volte in contrasto tra di loro». Quali difficoltà devono affrontare gli amministratori di queste società? «Spesso si trovano nell’imbarazzo perché, per portare avanti l’azienda, magari rischiano di essere accusati di danno erariale dalla Corte dei Conti. Oppure, seguendo la norma pubblica, si possono trovare ad operare in un contesto antieconomico che li obbligherebbe ad avere un comportamento differente per quanto riguarda il codice della crisi d’impresa delle società commerciali. Questo doppio vincolo, va detto, è un enorme problema, così come lo è il tema dei compensi degli amministratori delle società pubbliche, che sono bassi: questo spinge i migliori a lavorare per le società private, e genera un peggioramento della qualità media dei manager delle società pubbliche». L’introduzione della nuova contabilità Accrual per gli enti locali può essere un aiuto? «Questo tipo di contabilità non è nient’altro che la contabilità economico-patrimoniale che seguono le società commerciali e che dovrà affiancare necessariamente la contabilità finanziaria che fino ad oggi gli enti locali hanno seguito. Ma anche in questo caso ci troviamo di fronte ad una normativa che complica la vita degli enti locali che, da quest’anno, dovranno tenere due tipi di contabilità separate: è un problema, soprattutto per gli enti piccoli, dove magari c’è solo il ragioniere capo e pochissimi dipendenti. Va fatta chiarezza perché, se è vero che la contabilità Accrual è il futuro, allora va abbandonata la classica contabilità finanziaria».