È previsto alle 9.30, al tribunale di Sulmona, l’interrogatorio di garanzia di Valentina D’Acunto, del padre Marco e del compagno della donna, Vincenzo Esposito. Lo ha deciso il gip Emanuele Lucchini, che ha fissato l’udienza su richiesta del capo della procura Luciano D’Angelo, che sta valutando anche le posizioni di altre persone che potrebbero essere coinvolte.

Gli sviluppi Tutto dipenderà da cosa dichiareranno gli indagati e dagli eventuali riscontri che emergeranno nel corso degli interrogatori, considerati centrali per ricostruire la dinamica dei fatti e definire l’eventuale estensione del quadro investigativo. I tre sono reclusi nelle carceri di Sulmona e Teramo. Sono accusati di sequestro di persona in concorso aggravato dalla minore età di una delle ragazzine. Avrebbero organizzato, nella notte tra il 6 e il 7 giugno, la fuga delle due minori, figlie di Valentina D’Acunto e Stefano Di Giacinto, dalla casa protetta di Civitella Alfedena per poi lasciarle segregate nell’abitazione di un’anziana parente per 15 giorni.La donna è arrivata in pigiama nel penitenziario femminile di Teramo domenica scorsa. È stata accolta con affetto dalle altre detenute che le hanno fornito alcuni abiti da indossare. L’hanno abbracciata e rassicurata. «Voglio stare con le mie figlie e loro vogliono stare con me. Questa è un’ingiustizia», ha detto. Alterna momenti di apparente calma a crisi di pianto. «È in sicurezza e non si trova in sezione, ma nella zona della semilibertà dove è presente il nido. Non avrebbe percepito pienamente la gravità del reato contestato», ha riferito Monia Scalera, garante dei detenuti che ha fatto visita al penitenziario dopo che una giovane donna si è tolta la vita. Ha voluto sincerarsi delle condizioni della nuova giunta.Secondo il Tribunale civile di Cassino, Valentina D’Acunto avrebbe già tentato di sottrarre le figlie. Nella sentenza del 28 maggio i giudici affermano che il 12 ottobre 2024 la donna si recò a Castel di Sangro per incontrare senza autorizzazione la figlia maggiore studentessa nella cittadina. L’episodio venne segnalato dai servizi sociali sulla base di una relazione della casa protetta. Un episodio che portò a un richiamo formale nei confronti della donna, invitata a rispettare le disposizioni del tribunale e a interrompere contatti non autorizzati. All’interno della struttura vennero trovati anche fogli con schemi di conversazioni telefoniche, ritenuti funzionali a indirizzare le risposte delle bambine, in particolare sul rapporto con il padre. Anche contatti reiterati, sempre al di fuori dei canali autorizzati, attraverso telefoni di compagni di scuola delle minori. Elementi che, nel loro insieme, hanno delineato, secondo il tribunale, una strategia progressiva di interferenza e condizionamento. In questo contesto arriva la decadenza dalla responsabilità genitoriale per la madre, ritenuta «ostativa e non collaborativa» con una condotta definita lesiva del rapporto tra padre e figlie.Di Giacinto viene riabilitato, ma dovrà seguire un percorso mediato dai servizi sociali, alla luce della compromissione del legame con le minori. Secondo i giudici, infatti, il rapporto tra padre e figlie si era nel tempo completamente interrotto, fino a trasformarsi in rifiuto. Una frattura che la sentenza attribuisce all’influenza negativa materna, ritenuta capace di aver «allineato» le bambine alla propria posizione, ostacolando sistematicamente ogni tentativo di riavvicinamento. Si parte da una separazione conflittuale. Il rapporto con il padre si interrompe completamente, le bambine iniziano a rifiutarlo, la situazione familiare peggiora fino a diventare dannosa per loro.