L’arrivo dell’ad Cantino (ex Gucci) sembra più una scommessa che una certezza
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Quando si arriva a pensare di mettere in vendita l'argenteria di famiglia, allora vuol dire che la crisi è più che grave. È quanto ha riportato nei giorni scorsi l'agenzia Bloomberg, citando un piano che prevede la cessione degli immobili di proprietà di Dolce&Gabbana per fare cassa e affrontare una crisi di liquidità nel pieno di una rinegoziazione del debito da 450 milioni che la casa di moda ha con il sistema bancario. Successivamente si è detto che si tratta solo di un'ipotesi di lavoro e che non è detto che si concretizzi. Sta di fatto che il gruppo è comunque impegnato in un non facile rifinanziamento del debito con le banche che punta ad allungare le scadenze di rimborso. Il tutto per dare fiato a una situazione di tensione finanziaria e reddituale in cui è precipitato il gruppo negli ultimi anni.L'ultimo bilancio pubblico disponibile risale al marzo 2025 (i conti annuali chiudono a marzo) e ha registrato una perdita record di 143 milioni su un fatturato di 1,9 miliardi e che segue il rosso di 18 milioni del 2024 e di altri 39 milioni del 2023. Un triennio di perdite secche. Con l'ultima la più grave e con i costi che ormai superano i ricavi sebbene in crescita. Una situazione che ha portato la marginalità industriale al lumicino. L'anno scorso il margine lordo dell'azienda è sceso a soli 30 milioni, registrando un'incidenza del'1,6% sui ricavi. Non certo numeri adatti alla maison per sedere nell'empireo dei titoli della moda italiana che in genere producono margini lordi pari al 20% se non 30% del fatturato. Una crisi di redditività cui si accompagna anche una tensione finanziaria particolarmente elevata. I debiti totali superano ampiamente il miliardo di euro, di cui appunto i 450 milioni con le banche a scadenza ravvicinata, ciò che ha imposto la trattativa forzata con gli istituti, e altri 400 milioni solo con i fornitori. Un quadro critico con la cassa che è scesa in un anno da 327 milioni a 135 milioni e con la posizione finanziaria netta negativa che è salita da 94 milioni a oltre 370 milioni. Il tutto dopo che ad aprile del 2025 era già stata fatta una rinegoziazione del debito che evidentemente non è stata sufficiente a evitare la crisi di liquidità del gruppo, tanto da pensare, come ha riferito Bloomberg, di mettere in vendita gli immobili milanesi sedi del gruppo.









