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A che punto siamo con il monitoraggio dei consumi domestici di acquaPiù della metà della popolazione non considera l’acqua una risorsa limitataIl paradosso della doccia: consumi sottostimatiGli italiani tendono a giudicare “normali” i propri consumiDifferenze tra giovani e over 50L’acqua del rubinetto convince ancora pocoIl progetto ETACQUAA che punto siamo con il monitoraggio dei consumi domestici di acquaIl rapporto con l’acqua è da sempre caratterizzato da una percezione distorta del valore reale di questa risorsa. Una percezione che, con le limitazioni e le difficoltà create dagli effetti dei cambiamenti climatici, sta diventando sempre più evidente e sempre più grave.Per tante ragioni gli italiani continuano a percepire l’acqua come una risorsa abbondante, in generale facilmente accessibile e, soprattutto, sottovalutano l’impatto dei propri consumi quotidiani sulla reale disponibilità di questo bene primario. È quanto emerge dalla ricerca “Consumare meno, consumare meglio”, promossa da Gruppo CAP insieme a Fondazione Cariplo e al Centro Interdisciplinare Sostenibilità e Clima della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, nell’ambito del progetto biennale ETACQUA, dedicato all’analisi degli aspetti etici, sociali e comportamentali legati all’utilizzo della risorsa idrica.L’indagine è stata condotta su un campione rappresentativo di 1.000 clienti del servizio idrico integrato e mette in evidenza un significativo scollamento tra la percezione dei cittadini e la realtà dei consumi, proprio mentre il cambiamento climatico rende sempre più frequenti periodi di siccità e limitazioni nell’uso dell’acqua.Più della metà della popolazione non considera l’acqua una risorsa limitataUno dei dati più significativi riguarda la percezione della disponibilità della risorsa idrica. Il 56,2% degli intervistati ritiene infatti che l’acqua nella propria area sia poco o per nulla limitata, mentre soltanto il 15,2% considera elevato l’impatto ambientale dei consumi domestici.La ricerca mette inoltre in evidenza come il livello di istruzione influenzi la consapevolezza ambientale: tra i laureati il 36% riconosce il peso ecologico dei consumi d’acqua, una quota che scende all’11% tra chi non possiede alcun titolo di studio.Il paradosso della doccia: consumi sottostimatiL’aspetto più emblematico emerso dalla survey riguarda il consumo d’acqua durante una doccia. Quasi l’80% degli intervistati sottostima la quantità d’acqua utilizzata in dieci minuti.Ancora più significativo è il dato relativo a oltre un cittadino su tre (34,8%), convinto che una doccia di questa durata richieda meno di 10 litri d’acqua, quando il consumo reale si aggira mediamente tra 120 e 150 litri, cioè fino a dieci volte superiore rispetto alla stima.Gli italiani tendono a giudicare “normali” i propri consumiL’indagine evidenzia anche un fenomeno definito dagli studiosi come bias di autovalutazione. Il 63,6% dei partecipanti è infatti convinto che gli altri considererebbero i propri consumi d’acqua “nella norma”, una percezione che riduce il senso di urgenza nel modificare le proprie abitudini.Secondo i ricercatori, questo meccanismo psicologico rappresenta uno degli ostacoli principali all’adozione di comportamenti più sostenibili.Differenze tra giovani e over 50Lo studio mette in luce anche uno spaccato generazionale. Le docce più brevi sono una caratteristica soprattutto degli over 50 e dei pensionati: circa la metà dichiara di non superare i cinque minuti.Tra gli under 30, invece, sono più frequenti le docce superiori ai quindici minuti. Allo stesso tempo, però, i più giovani risultano anche i più aperti alle innovazioni per il riutilizzo delle acque domestiche: il 34% conosce già sistemi di recupero delle acque di scarico, una quota superiore alla media della popolazione.L’acqua del rubinetto convince ancora pocoUn altro elemento emerso dalla ricerca riguarda il rapporto con l’acqua di rete. Sebbene venga utilizzata quotidianamente dal 94% degli intervistati per cucinare e dal 97,4% per l’igiene personale, il 42,2% dichiara di non bere mai l’acqua del rubinetto.Secondo i ricercatori, si tratta soprattutto di una barriera culturale e psicologica, più che di un problema legato alla qualità dell’acqua distribuita.Il progetto ETACQUALa ricerca rappresenta la prima fase del progetto ETACQUA, nato dalla collaborazione tra la Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa, Gruppo CAP e Fondazione Cariplo e inserito nel Piano di Sostenibilità 2033 del gestore idrico.L’obiettivo delle prossime fasi sarà trasformare i risultati dell’indagine in interventi concreti, basati anche sulle scienze comportamentali, per favorire un utilizzo più consapevole dell’acqua nelle abitazioni e rafforzare la cultura della sostenibilità in un contesto sempre più segnato dagli effetti del cambiamento climatico.