Sono ancora ferme al palo le liquidazioni annunciate per il fermo pesca 2024. La denuncia arriva da Legacoop Romagna dopo il tavolo di confronto di due settimane fa al ministero dell’Agricoltura dove sono stati presi per pesca e acquacoltura "impegni precisi, con scadenze definite". Ma a oggi, appunto, "non risultano ancora partite le liquidazioni" e le cooperative e imprese romagnole "non possono permettersi ulteriori ritardi". Come precisa il direttore della cooperativa Casa del pescatore di Cesenatico, in provincia di Forlì-Cesena, Mario Drudi, il ministero intende pubblicare il bando per il fermo 2025 entro la fine di luglio. Nel frattempo occorre che "i tempi indicati per i primi pagamenti per il 2024 vengano mantenuti e che le erogazioni vengano completate con sollecitudine". Ma ci sono altre questioni aperte: sul tema dell’arresto definitivo, prosegue, il ministero ha assicurato che le due graduatorie mancanti, tra cui quella che interessa l’Adriatico, sarebbero state inviate in registrazione all’Ufficio centrale del Bilancio a partire dalla scorsa settimana. "Chiediamo che questo impegno si traduca in atti formali nei tempi dichiarati". Sul fronte del credito d’imposta, la piattaforma dedicata è attiva dal 20 giugno fino al 20 luglio per l’accreditamento delle imprese al beneficio fiscale. Allungando dunque i tempi di un mese. Come rimarca il presidente della cooperativa lavoratori del mare, Mauro Zangoli, inoltre, "le risorse massime previste di 10 milioni di euro appaiono esigue e non commisurate alle reali necessità di ristoro". Di certo occorre ridurre il più possibile le tempistiche per la fruizione di tali benefici e, in particolare per il credito d’imposta, è necessario che le risorse vengano rimpinguate, concordano i referenti di Legacoop Romagna, Mirco Bagnari e Giorgia Gianni: ogni settimana di ulteriore ritardo si traduce "in liquidità negata a imprese già in difficoltà e si deve cercare di dare ogni aiuto possibile in termini di risorse disponibili". Le cooperative associate, concludono, "stanno fronteggiando una crisi strutturale senza precedenti, con i prezzi dei carburanti rimangono su livelli insostenibili, erodendo i margini operativi già esigui, e l’intera filiera che risente di una congiuntura economica che non lascia spazio a rinvii burocratici".