«Il Mediterraneo oggi è tutto quello che abbiamo». La frase con cui Lorenzo Ruggeri, direttore del Gambero Rosso, apre la riflessione sembra semplice. Quasi istintiva. E invece contiene una domanda molto più grande: cosa rappresenta davvero oggi il Mediterraneo? Per decenni lo abbiamo raccontato come un luogo della memoria. Un archivio di ulivi secolari, vigne davanti al mare, pane caldo, pomodori maturati al sole, pescatori e tavole condivise. Una narrazione vera, ma forse incompleta.
Perché oggi il Mediterraneo non è soltanto il custode di una tradizione: è uno dei più grandi laboratori del futuro alimentare. Qui si concentrano molte delle sfide che definiranno il nostro modo di mangiare nei prossimi decenni: il cambiamento climatico che modifica colture millenarie, la scarsità d’acqua, la salinità crescente, la perdita di biodiversità, la trasformazione delle produzioni agricole e delle comunità che le custodiscono.
Il Mediterraneo non conserva semplicemente il passato, ne sta negoziando il futuro. A Napoli abbiamo vissuto un viaggio attraverso i diversi alfabeti gastronomici di questo mare: il pane, il vino, l’olio, il pesce, l’agricoltura, la tempra, il cambiamento. Per capire non solo cosa mangiamo, ma chi siamo.







