Rapporti consolidati, concessioni ottenute centimetro dopo centimetro, canali aperti. «Seguiamo il caso minuto per minuto», disse il ministro degli Esteri Antonio Tajani quando il 24 maggio scorso gli attivisti della Flotilla di terra vennero arrestati dalle forze di Khalifa Haftar a Sirte, mentre tentavano di negoziare il passaggio del resto del gruppo verso il confine egiziano. E da lì la versione della Farnesina è sempre stata la stessa: «Seguiamo minuto per minuto».
INTANTO, dall’altra parte del Mediterraneo, il console generale d’Italia a Bengasi Filippo Colombo otteneva giorno dopo giorni condizioni di detenzione migliori – o meno peggiori – e manteneva aperto il canale della trattativa. La svolta è arrivata lunedì, quando la Corte d’appello di Messina ha disposto la liberazione di tre cittadini libici condannati in via definitiva come scafisti in relazione alla cosiddetta «strage di Ferragosto» del 2015, quando 49 persone morirono asfissiate nella stiva di un barcone. Il processo per quei fatti, segnato da molte ombre, è anche oggetto di una richiesta di revisione. Lo scorso settembre, peraltro, il presidente della Repubblica Sergio Mattarella ha anche concesso la grazia parziale ad Alaa Faraj dopo dieci anni di detenzione.









