Dopo mille anni, muore la quercia di Robin Hood

Per alcuni (si sa che gli anglosassoni se la tirano) è addirittura l’albero più famoso del mondo. Si chiama «Major Oak», è la quercia che la leggenda associa alle vicende di Robin Hood, nella mitica foresta di Sherwood. Quell’albero, secondo gli esperti botanici, è ufficialmente morto. La scorsa primavera non ha prodotto nuove foglie. Secondo le stime, la quercia aveva un’età compresa tra gli 800 e i 1200 anni. Per la «Royal Society for the Protection of Birds» non esiste una singola causa che ha provocato la morte della pianta che nel corso dei secoli è sopravvissuta a incendi, tempeste, ghiacciate e negli ultimi tempi anche alle ondate di calore sempre più intense causate dalla crisi climatica. Tutti questi fattori hanno sicuramente determinato il declino dell’albero monumentale e per gli esperti non pochi danni ha causato anche il turismo di massa che si condensa attorno al mitico albero.

La crudeltà sugli animali corre sui social

Gli influencer non perdono occasione per fare affari. Anche sulla pelle degli animali. La Coalizione contro la crudeltà sugli animali nei social media (Smacc) creata da «Asia for Animals Coalition» (una rete di 400 organizzazioni) ha tenuto a Bali (Indonesia) un vertice mondiale. Migliaia di video raffiguranti crudeltà sugli animali (domestici, selvatici e da lavoro) totalizzano miliardi di visualizzazioni su tutte le piattaforme, come Facebook, Instagram, TikTok, YouTube e X. I rapporti della Smacc denunciano anche molti video che sfruttano la fauna selvatica per falsi contenuti di salvataggio: si mette deliberatamente in pericolo l’animale per poi correre a salvarlo così da ottenere clic e in certi casi donazioni. Il fenomeno si intreccia con il commercio illegale internazionale di fauna selvatica che vale oltre 23 miliardi di dollari. Talvolta le piattaforme chiudono gruppi sui social per transazioni illegali.