Le politiche attive del lavoro (oltre ai controlli sui «furbetti») furono il punto in cui si inceppò il reddito di cittadinanza, bandiera da sempre del Movimento 5 Stelle. E in attesa del «reddito di dignità regionale» (se si chiamerà così), Roberto Fico riparte da dove la misura nazionale fallì. Rilancio dei centri dell’impiego, rinascita dell’osservatorio sul lavoro e corsi di formazione mirati sulle esigenze delle imprese. Con un investimento iniziale di 72 milioni. Eccolo il piano della Regione per il lavoro presentato ieri a Palazzo Santa Lucia dal governatore e dall’assessora al Lavoro Angelica Saggese. Fico arriva a definirla come «rivoluzione copernicana». Quale il paradigma che vuole cambiare il governatore rispetto al passato? Passare da «una logica di spesa a una logica di risultato». Cosa vuol dire? Il nocciolo del ragionamento del presidente della Regione è chiaro: «Non bisogna solo spendere risorse. Ma verificare l’impatto delle politiche attive. La Regione tornerà ad essere centrale nella programmazione».
Insomma, la parola «sprechi» non viene mai pronunciata in relazione al governo precedente. Ma la volontà è quella di riuscire a portare davvero nuovi posti di lavoro dagli investimenti messi in campo sulla formazione. Come? Con un programma di intervento che sia realmente capace di «fare match con la domanda di lavoro che arriva da parte delle imprese». Il paradosso di fondo è dato dal fatto che a fronte di una platea di disoccupati importante le imprese non trovano alcune categorie di lavoratori. Un esempio? I «potatori specializzati». Fico li cita spesso, lo fece già in campagna elettorale.Black-out in centro a Napoli, Enel: «Tutte le utenze sono state rialimentate con due generatori elettrici»Perché le imprese agricole sono costrette a ricercare queste figure fuori dalla Regione. Insomma, sull’investimento nelle politiche del lavoro si vuole puntare in maniera importante a Palazzo Santa Lucia. Ma il pallino del «reddito» resta un obiettivo politico. «Le due cose non sono in contraddizione, anzi vanno di pari passo. Chi ha bisogno di sostegno, chi è fuori dal mercato del lavoro, deve essere aiutato», il ragionamento di Fico. Incalzato dai cronisti sui tempi di applicazione del reddito regionale, l’ex presidente della Camera non scopre le carte: «Quando lo faremo lo saprete». Per ora ci si concentra sulle politiche attive con un programma su cui il governatore punta forte.Il piano Ed entriamo, quindi, nel merito del «Piano straordinario per il rafforzamento del capitale umano e dell'occupabilità della Regione Campania»: questa la lunga denominazione ufficiale del progetto. «Il nuovo modello integrato - ha spiegato l’assessora Saggese insieme al direttore generale per il lavoro e la formazione professionale Paolo Gargiulo - prevede la costruzione di un sistema permanente di rilevazione e analisi dei fabbisogni formativi e professionali. Per rendere strutturale il dialogo con il tessuto economico, sarà attivato un tavolo regionale semestrale sui fabbisogni professionali, che vedrà il confronto stabile tra istituzioni, imprese, parti sociali e sistema formativo. Questo organismo supporterà le attività dell'Osservatorio del Mercato del lavoro, che si occuperà di integrare le fonti informative e tradurre i dati in aggiornamenti dinamici per i percorsi formativi, uscendo dalla logica della mera raccolta di dati statistici». L'esecuzione del programma si poggia sulla rete dei Centri per l'Impiego della Campania, che conta 51 presidi territoriali e circa 800 operatori.Napoli: Fico incontra il nuovo Ambasciatore britannico Hickey a Palazzo Santa Lucia«La presa in carico dei cittadini in cerca di lavoro non deve essere più il traguardo, ma il primo step», spiegano Saggese e Gargiulo. Il lavoro dei centri per l’impiego sarà diviso in cinque fasi: presa in carico, orientamento, matching, servizi alle imprese e inserimento: qualora le competenze cercate dalle imprese sul mercato dovessero mancare, la Regione attiverà tempestivamente percorsi di formazione su misura. Il percorso di ascolto e confronto con il territorio ha già permesso di identificare i settori strategici sui quali si concentreranno le prime misure attuative: agroalimentare, blue economy (valorizzazione del sistema mare e opportunità legate a grandi eventi internazionali come l’America’s Cup), meccanica e meccatronica, automotive e impiantistica. Sul fronte delle risorse, oltre ai 72 milioni del progetto Gol, si aggiungeranno le risorse ordinarie provenienti dai programmi nazionali del Ministero del lavoro e quelle che saranno rese disponibili attraverso la nuova programmazione.






