Sanremo, 7 febbraio 2023. Al Teatro Ariston, davanti al capo dello Stato, Roberto Benigni inaugura il festival con un monologo sulla nostra Magna Charta. A un certo punto, elogiando chi la scrisse, i padri costituenti, ricorda che tra loro c’era Bernardo Mattarella, e qui fa il suo numero: «Presidente, lei e la Costituzione avete lo stesso padre, possiamo dire che la Costituzione è sua sorella...».
La metafora della «parentela» con il documento fondativo della Repubblica fa arrossire l’ospite, che poggia la mano sul cuore, commosso com’è raro vederlo. Di solito accade quando in un contesto pubblico si sfiora la sua sfera intima, della quale non parla mai. Non lo farà neppure oggi, Sergio Mattarella. Quando andrà a Montecitorio e onorerà, spiegando lo scenario storico, la prima seduta dell’Assemblea costituente e tornando così sui passi compiuti dal genitore ottant’anni fa. E di sicuro emozionandosi. Ovviamente capita che qualcuno evochi con lui un’eredità quasi genetica, alludendo all’attenzione con cui guarda alla Carta. Magari senza la garbata arguzia dell’attore, che ha comunque alzato il velo su un dettaglio biografico poco conosciuto.
Di sicuro, l’interesse per il nostro «patto di cittadinanza» Mattarella lo matura fin da giovane, nel fervore civile che respira in famiglia e nelle rievocazioni paterne. Una passione che approfondisce studiando all’università e poi negli anni da docente finché, chiusa l’esperienza politica, è eletto giudice della Suprema Corte. Con un percorso come questo, è fatale che la Carta sia la sua missione dal giorno in cui diventa presidente. Basti dire che nel 2023 dedica ogni intervento a citare e commentare in chiave pedagogica gli articoli chiave della Costituzione. Chissà quante di quelle riflessioni si sono nutrite della memoria del padre, scomparso nel ’71, uomo di legge e antifascista legato a Sturzo, che si batté contro il separatismo siciliano e fu vicesegretario dc con De Gasperi, più volte ministro, amico di La Pira, Dossetti e Moro… Ecco il lascito familiare.










