Giuro che non ho davvero nulla contro Silvia Salis, la gentile signora che oggi è sindaca di Genova dopo essere stata una celebre atleta del lancio del martello. Confesso che tuttavia sarei a dir poco perplesso se in occasione del prossimo appuntamento elettorale, Salis, eventuale vincitrice alla testa del «campo largo», dovesse diventare presidente del Consiglio del governo italiano. Per una ragione assai semplice.E cioè che per me — come sospetto per altri milioni di miei concittadini — la nuova premier sarebbe in sostanza, politicamente parlando, una perfetta sconosciuta. Poco meno di quanto lo sia stato nel giugno del 2018 Giuseppe Conte — ricordate? — assurto alla guida del Paese realmente dal nulla, giacché prima della sua designazione nessuno sapeva chi fosse, nessuno lo aveva mai sentito nominare. In Europa un caso davvero unico.
È vero però che oggi, invece, la potenziale ascesa di Silvia Salis ai fastigi del potere non ci coglierebbe altrettanto impreparati, facendo essa seguito, come abbiamo letto sui giornali, alla sponsorizzazione di un autorevole uomo politico come l’onorevole Dario Franceschini. Il quale qualche giorno fa, a proposito, del «campo largo» e delle sue eventuali appendici, ha dichiarato: «Va costruita un’aggregazione» — e ha aggiunto perentoriamente: «Salis si metta a disposizione di questo progetto... la sua figura rafforzerebbe il progetto e darebbe alla coalizione la possibilità di battere la destra». Come e perché la sindaca di Genova sarebbe capace di tanto Franceschini non ha voluto rivelarlo. Anche se si è detto sicuro che «Tutti — ha detto proprio così: tutti — riconoscono a Salis le capacità necessarie per fare questo lavoro. Poi — ha concluso — cosa succederà in futuro si vedrà, ma intanto si salva l’Italia»: ciò che, bisogna riconoscere, non sarebbe cosa da poco.






