La celebrazione di un raro e faticoso compromesso bipartisan si è trasformata, nel giro di poche ore, nella vetrina di una profonda lacerazione interna al Partito Repubblicano. Il presidente Donald Trump ha annullato all’ultimo momento la firma del “21st Century ROAD to Housing Act”, una legge sull’edilizia abitativa approvata con maggioranze schiaccianti in entrambe le Camere (85 voti favorevoli al Senato, 358 alla Camera).

L’obiettivo dichiarato: usare il provvedimento come leva per piegare il suo stesso partito al Senato e costringerlo a votare il “SAVE America Act”, una controversa riforma elettorale. La genesi dello scontro: un “ostaggio” politico Il testo sulle abitazioni non era affatto marginale: rappresentava la risposta concreta alla frustrazione economica di un Paese in cui i prezzi delle case sono aumentati del 54% dal 2020 e l’età media del primo acquisto è salita a 40 anni. Il pacchetto, sostenuto da figure di spicco del Gop come Tim Scott, mirava a snellire le procedure e a contenere la speculazione dei grandi investitori istituzionali.

Eppure Trump ha scelto di trasformare questa emergenza sociale in una leva per imporre la sua priorità assoluta: il “SAVE America Act”, che introduce l’obbligo di prova documentale della cittadinanza e di un documento d’identità con foto per registrarsi e votare alle elezioni federali. Per i repubblicani, sono misure di “integrità elettorale”; per i democratici, un irrigidimento volto a ostacolare l’accesso alle urne, considerato che i casi di voto illegale da parte di non cittadini risultano estremamente rari.