L’ultima volta che la maglia tricolore di ciclismo maschile Elite venne assegnata in Piemonte era il 2017, si partì da Asti e a tagliare per primo il traguardo di Ivrea fu Fabio Aru. Sabato, quando l'arrivo di corso Nizza a Cuneo decreterà il nuovo campione italiano, il trentacinquenne sardo, ritiratosi dall'attività agonistica nel 2021 e oggi residente a Lugano, sarà in città per partecipare all'indomani alla granfondo La Fausto Coppi Generali in qualità di ambassador di Ekoï, azienda francese che per il secondo anno consecutivo produce la maglia che i 2700 al via dovranno indossare. «Se Ganna è il favorito numero uno per la cronometro Vicoforte-Barolo, per la prova in linea è difficile fare un nome: sarà decisivo il caldo e come le squadre più forti e numerose reagiranno ai probabili tentativi di fuga degli outsider. Nel 2017 la fuga andò via, ma riuscimmo a tenerla sotto controllo». Lui vinse in solitaria davanti a Ulissi e Nocentini indossando una maglia di Michele Scarponi, che due mesi prima era stato investito e ucciso da un furgone mentre si allenava sulle strade di Filottrano.

Quel digiuno azzurro nelle grandi corse a tappe Aru nel 2015 alla Vuelta e l'amico Vincenzo Nibali nel 2016 al Giro sono stati gli ultimi due italiani a vincere una grande corsa a tappe. Il diciannovenne Lorenzo Finn, la grande speranza del ciclismo nostrano, già campione del mondo nella prova in linea tra gli Juniores e gli Under 23 e atteso al via sia della cronometro sia della prova in linea di sabato, domenica ha vinto il Giro d'Italia Next Gen spezzando un digiuno azzurro lungo 15 anni: «Ha dimostrato di essere competitivo sia nelle corse di un giorno, sia nelle corse a tappe, ma non dobbiamo mettergli troppa pressione, così come a Giulio Pellizzari e Davide Piganzoli, altri che potrebbero regalarci delle soddisfazioni. Un passaggio importante nella loro crescita sarà affrontare un grande giro partendo con il ruolo di leader e non di gregario, come è successo quest'anno a Pellizzari nella corsa rosa». "Bene una squadra nel World Tour, ma il ciclismo italiano riparta dai giovani” Aru è dell'idea che avere una squadra italiana nel World Tour sì, sarebbe bello, ma che per riportare in alto il ciclismo italiano serva partire dalla base, ossia dagli investimenti sui giovani: «Quando ho iniziato io c'erano molte più gare e molte più squadre giovanili rispetto a oggi». Quando ha iniziato lui si era dovuto spostare 170 chilometri più a nord del suo paese, Villacidro, per trovare una squadra in cui crescere e dei compagni di allenamento, ed è per evitare situazioni del genere che ha avviato la Fabio Aru Academy a Villacidro, con l'auspicio che sempre più ex professionisti seguano la sua forma di restituzione.