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Il campione toscano, alla guida della NP01 ATM Bardahl, aveva dominato le prove, ma un guasto alla power unit nella salita finale non gli ha permesso di ripetere il successo ottenuto nel 2025 alla "Race to the Clouds".
La leggenda della Pikes Peak resta intatta, così come il talento di Simone Faggioli. Il pluricampione fiorentino si è presentato alla 104ª edizione della Pikes Peak International Hill Climb con tutte le credenziali per ripetere lo storico successo conquistato nel 2025, quando era diventato il primo italiano di sempre a trionfare sulla celebre montagna del Colorado. Dopo una settimana da assoluto protagonista, culminata con la conquista della pole position e prestazioni costanti ai vertici della classifica, le aspettative erano altissime.
La gara, però, ha raccontato una storia diversa. Faggioli e la sua Nova Proto NP01 ATM Bardahl hanno dovuto fare i conti non soltanto con avversari di livello internazionale e con la presenza di case ufficiali, ma anche con la sfortuna. Un problema tecnico alla power unit, sul quale il team sta ancora effettuando verifiche, ha compromesso la rincorsa alla vittoria.
Nonostante l'inconveniente, il bilancio resta comunque positivo: Faggioli ha chiuso al terzo posto assoluto e al secondo nella categoria Unlimited, fermando il cronometro sull'8'32"997. Un risultato di prestigio che lascia però inevitabilmente spazio a qualche rimpianto, considerando il potenziale mostrato fin dai primi giorni di prove. La sensazione condivisa da squadra e pilota è che, senza il guasto, il finale avrebbe potuto essere molto diverso.









