Da metà aprile 20 restauratori del Laboratorio Restauro Dipinti e Materiali Lignei dei Musei Vaticani, sotto la direzione di Paolo Violini, lavorano al restauro della Loggia di Raffaello, situata al secondo piano del Palazzo Apostolico e affacciata sul cortile di San Damaso. Per 5 anni i restauratori, muniti di laser a fibra attiva, restituiranno la luce originale i dipinti, gli stucchi e le decorazioni della Loggia, lunga 65 metri e larga 4, suddivisa in 13 campate, ciascuna decorata da quattro episodi biblici sulla volta, 12 dell'Antico Testamento e l'ultima dedicata al Nuovo.

Progettata dall'Urbinate e decorata tra il 1517 e il 1519 dai suoi allievi per Papa Leone X de' Medici, la Loggia fu subito considerata una delle più alte espressioni dell'arte rinascimentale applicata all'architettura e costituisce ancora oggi una delle testimonianze più raffinate del linguaggio figurativo del primo Cinquecento. Da sempre percorsa da cardinali, alti prelati e ambasciatori in visita al Papa, ammirata e copiata dai più grandi artisti italiani e stranieri, la Loggia è un luogo di grande bellezza. Prima dell'attuale intervento vi furono altre importanti operazioni: nel 1813 le arcate del lato est furono chiuse da vetrate, con un lavoro supervisionato da Antonio Canova. La chiusura, modificandone il microclima, impedì negli anni il ricambio d'aria e provocò la stagnazione dell'umidità proveniente dal piano superiore. Inoltre la particolarità delle tecniche pittoriche impiegate - delicate stesure a secco su stucco romano per le grottesche, finiture a tempera o a calce applicate su basi ad affresco per i festoni e i fondi in azzurrite - determinarono uno stato di conservazione estremamente precario. Dopo circa mezzo secolo dall'ultimo parziale restauro è stato aperto sulla VI campata della Loggia un cantiere 'pilota' di studio per mettere a punto un'idonea metodologia di intervento.