Per contrastare i rischi dell’operazione remake, in America – ovvero Paramount – avevano agito sulla leva più accessibile: puntare su un cast da commuovere le genti dell’universo seriale. A fine 2024 era così arrivato The Agency: ovvero il derivato Usa di quella serie francese – Le Bureau – che ancora oggi viene trattata con assoluta venerazione dal pubblico di riferimento. Spie sotto copertura, spie riottose nel gestire il proprio ruolo, spie che a furia di fingersi altro da sé si ritrovano nella trappola che l’altro da sé ha teso tutto intorno. Se poi ci sono di mezzo innamoramenti folli, tutto ovviamente si complica.Paramount+ ha da pochi giorni la seconda stagione di The Agency: con esibizione di potenza – tutti e dieci gli episodi disponibili. E quindi torna soprattutto lui, Michael Fassbender – che prosegue, da divo impassibile, la prima sua esperienza nel mondo seriale. Torna Richard Gere, idem come primo ruolo fuori dal cinema, in produzione c’è George Clooney: per dire, uno come Dominic West è in un ruolo minore.E quindi l’invito è di godersi tutto quel ben di Dio senza fare troppe storie. La vicenda della spia Martian – ovvero Fassbender – ormai si avvolge parecchio su sé stessa, con un passo cadenzato dentro ritmi rarefatti. Servirebbe a quel punto, oltre al rovello personale del protagonista, una parte action nella quale la geopolitica che mescola Usa, Gb, Iran, Russia, Ucraina e Sudan è lo sfondo ideale. Ma qui arriva l’altro – grosso – problema: ogni volta che ci si sposta in Iran, lo spettatore avveduto, per esempio, si chiede se non stia guardando la gente agire dentro uno scenario che non solo è invecchiato, ma lo sarà anche di più domani e dopodomani ancora. E così torna l’invito di partenza: c’è una discreta serie spy internazionale, magari vi fa rimpiangere quella originale, ma godetevi l’altissima gradazione prodotta da attori come questi, oltre a scenografie e ambientazioni. E fatevele bastare.