Dopo cinque anni, il politico del partito tedesco conservatore operante in Bavaria Csu, Christian Schmidt, ha deciso di fare le valigie in anticipo e lasciare Sarajevo. L’ex ministro dell’Agricoltura nel governo di Angela Merkel si è dimesso infatti dall’incarico di Alto rappresentante delle Nazioni Unite per la Bosnia ed Erzegovina. Una carica particolarmente importante, in uno Stato multietnico politicamente instabile: l’Alto rappresentante può, tra le altre cose, emanare leggi e destituire funzionari.
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All’origine dell’addio di Schmidt ci sarebbe un progetto di gasdotto statunitense, spiega a Euronews il politologo austriaco ed esperto di Balcani Vedran Dzihic. L’azienda americana "AAFS Infrastructure and Energy" vuole costruire la pipeline che andrebbe dalla Croazia alla Bosnia partendo da un terminale di gas situato davanti all’isola di Krk: un affare molto redditizio, perché al momento il Paese balcanico importa la materia prima dalla Russia.
Dal 2028, come noto, tale importazione di gas russo sarà vietata e questo rappresenta un problema anche per la Bosnia, candidata all’adesione all’Unione europea. Nonostante ciò, Bruxelles ha bocciato la costruzione dell’infrastruttura e di recente ha perfino cercato di annullare l’assegnazione del progetto. La procedura con cui AAFS se l’è aggiudicato sarebbe stata infatti poco trasparente.






