In Bolivia per arrivare fino a Evo Morales bisogna attraversare posti di blocco improvvisati, addentrarsi nella giungla del Chapare e raggiungere Lauca Eñe, villaggio sperduto nel dipartimento di Cochabamba diventato il rifugio dell’ex presidente boliviano. È lì che Morales si nasconde da settimane, circondato da sostenitori pronti a proteggerlo mentre sul suo capo pende un ordine di arresto.
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Attorno alla sua residenza il clima è teso. Decine di fedelissimi, alcuni armati, sorvegliano l’area in attesa di un possibile intervento delle forze di sicurezza. La Bolivia attraversa una delle crisi politiche più profonde degli ultimi decenni, segnata dallo scontro tra il governo di Rodrigo Paz e il fronte legato all’ex leader socialista.
Morales non lascia spazio ai dubbi sulla possibilità di consegnarsi. “Non mi arrenderò”, ha dichiarato in un’intervista all’agenzia AFP, replicando alle indiscrezioni su un possibile blitz governativo nel Chapare. “Chi negozia la propria sopravvivenza non è degno”, ha aggiunto.
Una Bolivia paralizzata dalla crisi













