Nel film “La patente” uno straordinario Totò-Rosario Chiarchiaro elenca il listino prezzi per chi vuole evitare la sua presenza e dunque la iella: «Gioielleria: lire 100. Spostamento alla gioielleria rivale: lire 150. Oratore in piazza: lire 100. Se è del governo: lire 200». Evidentemente quell’antico anatema verso gli oratori governativi fa ancora effetto: perché è difficile spiegare altrimenti lo sdegno della presidente del Consiglio contro il “patentino antifascista” che, secondo lei, la tormentata Più Libri Più Liberi infliggerebbe alle case editrici.Riassunto. Come qualcuno forse ricorda, a dicembre 2025 la fiera è stata funestata da polemiche molto accese seguite alla presenza di Passaggio al bosco, casa editrice, attenzione, che non si limita a pubblicare testi di autori dichiaratamente di destra (il che non deve essere e non è mai stato un problema, nonostante ci siano ancora personaggi, anche colti e persino incliti, che gridano «e allora Céline?»), ma manuali destinati «all’educazione e formazione di giovani lettori» scritti da ex SS. Per evitare il ripetersi di scolaresche che sfogliano “Che cos’è il nazionalismo” di Dominique Venner, che invita a «forgiare una nuova mistica del combattimento», Più Libri Più Liberi ha chiesto agli editori che vorranno essere in Fiera di aderire «ai valori e ai principi espressi nella Costituzione Italiana, nella Carta dei Diritti Fondamentali dell'Unione Europea e nella Dichiarazione Universale dei Diritti Umani», di «riconoscere e condividere i valori antifascisti alla base dell'ordinamento democratico della Costituzione italiana», di rispettare la «tutela della dignità umana e libertà della persona senza alcuna distinzione per ragioni di etnia, colore, sesso, lingua, religione, opinione politica o altro» e infine di «rifiutare ogni forma di discriminazione e di incitamento all’odio». Ora, capisco che Umberto Eco e Tullio De Mauro siano rimasti inascoltati quando parlavano di analfabetismo di ritorno, ma sembra un po’ dura, a meno di non essere molto maliziosi, o molto spaventati dall’ascesa di Vannacci, scambiare quanto sopra per «cancellazione delle idee non di sinistra, camuffata da lotta antifascista» e dunque urlare alla censura (Meloni), rivendicare orgogliosamente che «il libro più importante per la nostra giustizia, cioè il codice penale, reca la firma di Mussolini» (Nordio), fino all’estremizzazione social che parla di divieto di ingresso ai fascisti. In effetti sembra singolare confondere la censura con il rispetto di quello che già è scritto nella legge Mancino: che magari andrebbe applicata per evitare che editori che sono anche formatori pubblichino opuscoli che propongono come via d’uscita il modello della falange spartana e della mistica fascista.E mentre ci si augura che Eco e De Mauro ci perdonino, si può ricorrere alla cosa preziosa di oggi, che è “La persistenza del meraviglioso” di Nicolas Nova, esce per Add e racconta come le creature del mito sopravvivano nel digitale, trasformandosi in troll, worm, trojan e assumendo la stessa funzione dei bestiari medievali. Incluse, probabilmente, quelle che obnubilano le menti facendo credere che sia stato davvero istituito un patentino di antifascismo (che dovrebbe essere già nella nostra Costituzione, peraltro). E fanno anche le vittime, come Rosario Chiarchiaro quando, sdegnato, dice: «Mi avete dato ciò che volevo, ma solo perché mi temete. Non perché mi capite».
Chiedere rispetto per la Costituzione non è censura
Ciò che "Più Libri Più Liberi" chiede agli editori è già scritto nella legge Mancino, che andrebbe applicata






