Ghazal Afshar

Powered by

A protester holds posters of Reza Pahlavi during a rally in support of the nationwide mass demonstrations in Iran against the government in Paris, Sunday, Jan. 11, 2026. (AP Photo/Michel Euler)

Oltre 50mila iraniani provenienti da tutta Europa hanno raggiunto Parigi il 20 giugno per partecipare alla manifestazione “Iran Libero 2026 – Verso una Repubblica Democratica”, nonostante il divieto imposto dalle autorità francesi poche ore prima dell’evento.

La mobilitazione era stata organizzata per denunciare l’escalation delle esecuzioni in Iran, esprimere solidarietà al popolo iraniano e sostenere il Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana (CNRI) e il Piano in Dieci Punti di Maryam Rajavi per una futura repubblica democratica, laica e fondata sul rispetto dei diritti umani. La giornata si è svolta in un clima di forte tensione, segnato da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine, arresti, feriti e allarmi legati a possibili minacce terroristiche. Ed è proprio la vicenda che ha portato al divieto della manifestazione ad aver fatto emergere uno degli aspetti più significativi e inquietanti dell’intera vicenda. Secondo la sentenza del Tribunale Amministrativo di Parigi, basata sulle informazioni fornite dai servizi di intelligence francesi, il rischio di un attacco non proveniva soltanto dal regime iraniano, ma anche da gruppi monarchici radicalizzati.