A Tremezzina l’opera e il documentario che indaga il legame tra il regista e il lagoRicevi le notizie de Il Giorno su GoogleSeguiciTremezzina (Como) – Il fotografatissimo campanile di Santa Maria Maddalena è il primo indizio, quasi una freccia: 42 metri di torre invitano a fermarti per entrare nel borgo di Ossuccio, a Tremezzina, e avvicinarti al mistero dell’Isola Comacina, che compare lì di fronte, dietro un portone. Quest’isola tanto bella quanto “maledetta“, al centro di cronache e leggende, venne scelta da Alfred Hitchcock per il suo primissimo film, The Pleasure Garden, cento (e uno) anni fa. E ora c’è una mostra immersiva permanente a ricordare quel legame profondo che si protrasse fino al 1972 e che - in qualche modo - continua nella chiesetta (e non solo).
Qui prende forma nuova l’installazione multimediale “Hitchcock Island“, un progetto dello storico del cinema Gianni Canova e del regista Paolo Lipari, che aveva mosso i primi passi in un’altra bellissima chiesa sconsacrata – San Pietro in Atrio – nel cuore di Como, l’inverno scorso.
Cambia la location, prende forme - e luci nuove - l’opera che si arricchisce di contenuti che si intrecciano tra loro, “rapendo“ lo sguardo del visitatore per 15 minuti: gli occhi inseguono la storia dell’Isola, la storia di Hitchcock e un mistero che lega entrambi, quello di Mary Rose, l’ossessione di Hitckcock, il suo capolavoro mancato che suggestioni e prove sembrano condurre proprio lì, su una piccola isola "deserta, maledetta, poco lontana dalla riva".










