di

Carlos Passerini, nostro inviato a Dallas

Nel giorno del suo 39° compleanno, Leo Messi si racconta dopo la doppietta all'Austria: «Non ho mai smesso di competere. Il rigore sbagliato? Ero arrabbiato, ma l'importante è il gruppo»

«Insieme ci divertiamo, è questo il nostro segreto. Ci piace stare insieme, giocare insieme, vincere insieme». Il paso doble di Messi nella zona mista del Dallas Stadium vale il prezzo dell’attesa. Si presenta oltre due ore e mezza dopo la fine della partita con l’Austria, dove ha segnato una doppietta che lo ha portato a quota cinque reti nel torneo in corso e a quota 18 ai Mondiali, come nessun altro. Una folla di cronisti da tutto il pianeta lo invoca. Lui, anziché andare in dribbling e infilarsi nel pullman che deve riportare la Selecciòn in aeroporto e quindi nel quartier generale di Kansas City, si ferma a parlare praticamente con tutti. Incluso un giapponese che non accenna una parola di spagnolo, ma che è già contento così. La timida Pulce di un tempo non c’è più, ha lasciato il posto a un fuoriclasse maturo e risolto che si gode la sua ultima danza mondiale. Anche l’ossessione non c’è più, insieme al paragone scomodo e impossibile con Diego Maradona. La vittoria in Qatar ha cambiato tutto. E oggi, senza più quella pressione che lo aveva schiacciato per anni, Leo ha il cuore e la testa liberi per provare a condurre la sua Argentina a una doppietta che nella storia del calcio è riuscita solo a Italia fra 1934 e 1938 e Brasile fra 1958 e 1962.