Sono giunte a un momento chiave le indagini sulla rissa a colpi di coltello avvenuta la notte di Capodanno a San Benedetto durante la quale quattro persone sono rimaste ferite da arma da taglio fra cui, la più grave, un minorenne di Pescara ricoverato all’ospedale Madonna del Soccorso a causa di una vasta ferita al volto che gli ha procurato seri danni. Nel turbolento episodio è rimasto ferito gravemente ad un braccio un altro ragazzo che ha rischiato di morire dissanguato.
La Procura di Ascoli ha indagato tre giovani per l’ipotesi di reato di tentato omicidio e "deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso" per lo sfregio riportato dalla vittima; il principale indagato si trova rinchiuso in carcere, mentre gli altri due sono a piede libero. Ieri pomeriggio sono stati tutti convocati presso il Commissariato di polizia di San Benedetto per l’espletamento di un importante accertamento disposto dalla magistratura ascolana. In programma il prelievo su ognuno di materiale organico sul quale estrarre il dna. L’obiettivo è ricostruire con esattezza un episodio sul quale ci sono ancora diversi punti oscuri, anche perché le telecamere di sicurezza della zona nei pressi del faro, non hanno inquadrato tutti i momenti dell’accaduto, i più importanti dei quali sono avvenuti al riparo della vegetazione. A sferrare le coltellate sarebbe stato un unico individuo, colui che al momento è l’unico rinchiuso in carcere dopo l’intervento degli agenti di polizia, avvenuto intorno alle 3,30 quando è arrivata la segnalazione della rissa in corso all’altezza del locale nei pressi del faro. L’arma da taglio utilizzata quella notte è stata sequestrata e inviata ai laboratori della Polizia scientifica a Roma per tutte le analisi del caso. Secondo un’ipotesi, tutta da verificare, se la sarebbero passata di mano in mano i soggetti protagonisti della rissa. Per questo e anche alla luce di una perizia fatta svolgere dalla Procura al medico legale Pietro Alessandrini, è indispensabile il dna di tutti gli indagati per compararlo con quello estrapolato dalle tracce di sangue presenti sull’arma da taglio, un coltello, sul quale c’erano anche diverse impronte. L’avvocato Simone Fioravanti, che assiste uno dei due soggetti indagati a piede libero, ha chiesto che sia anche accertata la compatibilità dell’arma con le gravi lesioni subite dal suo assistito che, ferito gravemente a un braccio, ha rischiato di morire dissanguato. Al dottor Alessandrini la Procura ha anche chiesto di stabilire se le lesioni causate al giovane pescarese lo hanno realmente posto in pericolo di vita, aspetto fondamentale per la contestazione dell’accusa di tentato omicidio. Peppe Ercoli







