L’abbattimento del lupo “Mirco” in Austria rischia di trasformarsi in un caso internazionale. A sollevare dubbi sulla vicenda è l’associazione Io non ho paura del lupo, che parla di una gestione sempre più politica del predatore e chiede chiarimenti alle autorità italiane e alla Commissione europea. Al centro della vicenda c’è il giovane esemplare proveniente dall’Italia, dotato di radiocollare satellitare nell’ambito di un progetto scientifico coordinato dal Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi e dal Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Sassari.

L'ERRORE SULLE DATE «Se verranno confermati gli elementi emersi nelle ultime ore - spiega l’associazione - ci troveremmo di fronte all’abbattimento di un animale diverso da quello indicato nell’ordinanza emessa il 2 giugno dalle autorità tirolesi». A sostenerlo, in un’intervista rilasciata a Il Dolomiti, è stato anche il professor Marco Apollonio, responsabile scientifico del progetto. Secondo i dati del radiocollare, infatti, proprio in quella data Mirco si trovava ancora in Alto Adige e non nell’area di Schlitters, dove era stato segnalato un lupo vicino alle abitazioni e per il quale era stata autorizzata la rimozione.I ricercatori italiani, una volta che l’animale era entrato in territorio austriaco, avevano inoltre informato le autorità locali dei movimenti del predatore. Dati che, secondo quanto riferito dal professor Apollonio, mostrerebbero come il lupo abbia attraversato la zona incriminata soltanto nelle ore notturne e abbia trascorso gli ultimi giorni a quote elevate, lontano dai centri abitati. STOP ALLA RICERCA Per il sodalizio la vicenda apre interrogativi delicati anche sul piano scientifico. Mirco faceva infatti parte di un progetto di ricerca dedicato allo studio della dispersione dei giovani lupi e la sua morte interrompe un’attività costruita attraverso mesi di lavoro, investimenti e collaborazione tra istituzioni italiane. RICORSO IN EUROPA «Quando si decide di abbattere un lupo senza la certezza che sia l’animale responsabile dei comportamenti contestati - sottolinea l’associazione - non siamo più di fronte a una gestione rigorosa della fauna selvatica, ma a una scelta politica». Per questo Io non ho paura del lupo annuncia iniziative legali e l’intenzione di portare il caso all’attenzione della Commissione europea, chiedendo anche al Ministero dell’Ambiente e agli enti scientifici coinvolti di fare piena luce su quanto accaduto.