Governo spaccato sulla proroga del taglio delle accise sui carburanti oltre il 3 luglio 2026. Il ministro delle Imprese, Adolfo Urso, ha dichiarato che non c’è bisogno di rinnovare la misura, perché i prezzi sono in discesa. Linea confermata dal titolare dell’Economia, Giancarlo Giorgetti: gli interventi sulle tasse di benzina e diesel “vanno a esaurirsi perché la bonaccia su Hormuz ha generato il calo delle quotazioni del petrolio”.

Di diverso avviso il responsabile dell’Ambiente, Gilberto Pichetto Fratin: “Bisogna capire verso il 6 luglio come saranno le tariffe a livello nazionale, quindi sarà su quello che bisogna fare la valutazione”. Perché proprio il 6 luglio? Forse perché è un lunedì, quando le medie vengono ricalcolate.

In ogni caso, è praticamente certo che subito dopo il 3 luglio i prezzi dei carburanti saliranno. Poi, si vedrà.

Oggi, con lo sconto di 5 centesimi al litro sulle accise - pari a 6,1 cent con IVA - la benzina costa in media 1,838 euro in modalità self: salirebbe a 1,899 euro. Il diesel, oggi a 1,933, arriverebbe a 1,994, sfiorando la soglia dei 2 euro.

Affrontare il caro energia con una linea incerta rischia di favorire la speculazione. Inoltre, il cosiddetto accordo USA-Iran non appare rassicurante, considerando l’imprevedibilità degli equilibri geopolitici. Una stabilità duratura in Medio Oriente non sembra all’orizzonte, anche per l’assenza di un esito chiaro del conflitto.