“Apprezzo molto il sostegno che abbiamo ricevuto dai nostri amici americani, ma dobbiamo liberarci dalla dipendenza e costruire un nostro sistema autonomo di armamenti”. Con queste parole il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha rilanciato il tema dell'autosufficienza militare dello Stato ebraico, sottolineando che il confronto con l'Iran “non è ancora finito” e che il futuro della sicurezza israeliana dipenderà dalla propria forza.Le dichiarazioni arrivano in una fase delicata dei rapporti regionali, mentre proseguono i negoziati tra Washington e Teheran e il governo israeliano osserva con attenzione ogni possibile evoluzione diplomatica. Netanyahu ha ribadito che Israele deve rafforzare ulteriormente la propria capacità produttiva nel settore della difesa, riducendo la dipendenza dalle forniture estere.I numeri mostrano tuttavia quanto il legame militare con gli Stati Uniti resti centrale. Secondo i dati del Stockholm International Peace Research Institute (SIPRI), nel periodo 2020-2024 circa il 66% delle importazioni israeliane di grandi sistemi d'arma proveniva dagli Stati Uniti, mentre la Germania rappresentava circa il 33% e l'Italia l’1%.Anche sul piano economico la cooperazione resta significativa. Tra gli anni fiscali 2020 e 2024 Washington ha approvato vendite militari a Israele per circa 14,2 miliardi di dollari attraverso il programma Foreign Military Sales, con una forte accelerazione dopo l'inizio della guerra a Gaza nell'ottobre 2023.