Nessuno sa come in che modo sia arrivata: forse, resterà tutto avvolto nel mistero. Quel che è certo è che c’è un’altra specie aliena nel Mar Mediterraneo. Arriva dall’Oceano Pacifico e mai, sin qui, era stata osservata nel Mare Nostrum. Si tratta della ricciola giapponese (Seriola quinqueradiata), un grande predatore pelagico la cui presenza è stata documentata per la prima volta grazie a una cattura avvenuta nel Mar Ionio, lungo le coste pugliesi, nei pressi dell’Area Marina Protetta di Porto Cesareo. Al pescatore sportivo che ha catturato l’esemplare è subito parso chiaro che non si trattasse della “cugina” autoctona, la nota ricciola mediterranea (Seriola dumerili), il pesce presentava caratteristiche morfologiche differenti: a confermare i suoi sospetti le analisi genetiche effettuate presso l’Università di Catania. Originaria delle coste del Giappone, della Corea e della Cina, dove sostiene importanti attività di pesca e acquacoltura, la ricciola giapponese è, al momento, solo un’intrusa. Una osservazione episodica, proprio per questo la dinamica con la quale l’esemplare è entrato in un bacino nuovo è sconosciuta.

“Tra le ipotesi più plausibili vi è il trasporto involontario attraverso le attività marittime internazionali. – spiega l’ittiologo dell’università di Catania Francesco Tiralongo, primo autore dello studio appena pubblicato sulla rivista scientifica internazionale “Acta Adriatica” con il titolo Unexpected occurrence of the Japanese amberjack Seriola quinqueradiata in the Mediterranean Sea: First record and possible introduction pathways. “Le larve o le prime fasi di vita potrebbero essere state trasportate nelle acque di zavorra delle navi o in altri comparti delle imbarcazioni. – aggiunge - Non si può escludere neppure un collegamento con attività di acquacoltura o trasporti commerciali di organismi marini non dichiarati”. Molto meno probabile appare invece una dispersione naturale, considerando l’enorme distanza che separa il Mediterraneo dall’areale originario della specie. L’esemplare ritrovato non rappresenta un caso unico: a renderlo ancora più interessante è il fatto che, poche settimane dopo il primo ritrovamento, un secondo esemplare è stato catturato nella stessa area. “Sebbene non sia stato possibile effettuare ulteriori analisi genetiche sul secondo individuo, le fotografie raccolte mostrano caratteristiche compatibili con la stessa specie”, spiega Tiralongo. Quel che è certo è che al momento non vi sono elementi che facciano pensare alla presenza di una popolazione stabile nel Mediterraneo. “Ma questi ritrovamenti – aggiunge Tiralongo - confermano come il nostro mare stia attraversando una fase di profonda trasformazione biologica. Negli ultimi decenni il numero di specie non indigene registrate nel Mediterraneo è aumentato in modo significativo, favorito dall’intensificarsi dei traffici marittimi globali e dal progressivo riscaldamento delle acque”.