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La Corte Suprema degli Stati Uniti ha ripristinato la condanna per omicidio contro Pedro Hernandez, l’uomo di 64 anni accusato di aver rapito e ucciso Etan Patz, un bambino di 6 anni che scomparve a New York nel 1979. Negli Stati Uniti il caso di Patz è famosissimo sia perché influenzò molto l’opinione pubblica sulla libertà di movimento da dare ai minori, sia perché rimase irrisolto fino al 2012, quando venne riaperto in seguito a una confessione di Hernandez. La condanna fu decisa in primo grado ma poi annullata in appello.
Patz scomparve mentre andava alla fermata dello scuolabus vicino casa. Le indagini sulla sua scomparsa andarono avanti per anni: nel 2001 venne dichiarato presumibilmente morto, ma il suo corpo non venne mai trovato.
Nel 2012 Hernandez venne arrestato dopo aver confessato l’omicidio del bambino al suo gruppo di preghiera. Dopo oltre sei ore di interrogatorio confessò a tre detective della polizia di New York, dicendo di aver strangolato il bambino nel retro del minimarket dove lavorava come commesso, e dove Patz era entrato a comprare una bibita.
Un primo processo statale contro Hernandez si tenne nel 2015 e finì senza un verdetto, perché la giuria non riuscì a mettersi d’accordo. Il video della confessione era l’unica prova dell’omicidio, ma da subito fu molto criticato perché inizialmente la polizia interrogò Hernandez senza avergli comunicato i suoi diritti (senza l’avviso che negli Stati Uniti si chiama Miranda warning) e senza registrare la conversazione. Lo fece solo in un secondo momento, e Hernandez confessò di nuovo. Secondo gli avvocati di Hernandez, che ha problemi di salute mentale, i poliziotti gli avrebbero estorto la confessione.












