Anche quelli che hanno gridato sdegnati “giù le mani dalla Costituzione” hanno votato e di nuovo voteranno tra poco in Parlamento una modifica dell’articolo 24, quello che garantisce i diritti della difesa nei processi. Destra e sinistra, per una volta concordi, stanno per introdurre nell’articolo un comma in cui si dirà che “Lo Stato tutela le vittime di reato”. I penalisti più accreditati hanno già persuasivamente mostrato come questa aggiunta inutile (perché la vittima ha già innumerevoli tutele giuridiche e può perfino affiancare la pubblica accusa come parte civile) sia un gesto simbolico a favore del cosiddetto vittimocentrismo, che induce a credere che al centro di un processo penale ci sia non l’imputato, con i suoi diritti di difesa, ma appunto la sua vittima, definita tale persino prima che una sentenza lo giudichi colpevole di un danno ad essa. Giustamente gli esperti hanno fatto osservare che “se un soggetto entra nel processo come vittima, un altro vi entra, implicitamente, come colpevole”, prima ancora che un giudice lo abbia giudicato tale. Alla faccia della presunzione di innocenza.

L’aggiunta che sta per essere introdotta in Costituzione vuole dunque sottolineare una cura particolare dello Stato per le vittime provocate da un reato (definito tale da una sentenza definitiva di condanna di qualche colpevole), l’unico tipo di vittima che ha già ampie tutele, mentre la vittima di un evento non imputabile a nessuno (perché non c’è o non si trova il responsabile) ne aveva poche (quando c’è qualche assicurazione) e poche continuerà ad averne.