La logistica integrata è una delle aree in cui oggi si misura la tenuta delle imprese manifatturiere. Al di là della velocità di esecuzione, contano soprattutto la qualità del dato, la capacità di collegare magazzino e produzione, la possibilità di capire in tempo reale dove si trova un materiale e quale impatto può avere sul flusso operativo. Le analisi più recenti dell’Istat e dell’Osservatorio Supply Chain Planning del Politecnico di Milano attualizzano questa necessità. La fotografia che emerge è infatti quella di un sistema produttivo che investe nel digitale, ma continua a fare i conti con frammentazione dei dati, complessità dei processi e necessità di una pianificazione più robusta tra capacità produttiva e logistica.Per chi lavora su produzioni personalizzate, questi nodi si sentono ancora di più. Ordini diversi tra loro, materiali eterogenei, reparti che devono restare sincronizzati, qualità da presidiare lungo tutto il percorso: in contesti simili, il magazzino smette di essere un’area separata e diventa letteralmente parte del ritmo della fabbrica. È in questo perimetro che si inserisce il caso Medit, azienda specializzata nella progettazione e produzione di sistemi per la gestione della luce, tende tecniche e soluzioni di completamento per applicazioni che spaziano dal contract all’hotellerie, fino all’ospedaliero e al navale.Divisa tra la sede di Milano e il plant produttivo di Cadriano, alle porte di Bologna, dove prende forma la parte industriale del lavoro, l’azienda ha intrapreso con il supporto di Catamacro un percorso di integrazione e digitalizzazione dei flussi di magazzino, produzione e spedizione per governare la crescita e rendere più strutturati i processi logistici.Indice degli argomenti