‘Guai a trasformare il centro storico in un museo’, è stato il grido di dolore lanciato da Asppi, Confcommercio e Confesercenti al convegno ‘Quale identità per i nostri centri storici?’, che ha acceso i riflettori sulla necessità di un recupero che valorizzi le abitazioni e gli esercizi commerciali. Come sottolineato da Francesco Lamandini, presidente di Asppi Modena, l’associazione dei piccoli proprietari, il centro storico non può e non deve essere trasformato in un museo a cielo aperto, statico e immutabile. "La sua vitalità risiede nella sua capacità di adattarsi alle esigenze di chi lo abita e lo vive quotidianamente".
E tuttavia, oggi il cuore della città pulsa a ritmi alterni. Da un lato vanta il primato di area mediamente più giovane della città, trainato da una forte presenza di residenti di origine straniera (il 25,7% nel 2022, contro una media comunale del 15%) e da una consistente popolazione studentesca (attratta anche dalla vicinanza del polo universitario e ospitata spesso in affitto: il 41% delle famiglie è in locazione). Dall’altro sconta il peso di un patrimonio edilizio antico (oltre l’80% degli edifici risale a prima del 1945, che necessita di ristrutturazioni), di forti vincoli burocratici, di elevati costi di gestione e di oggettive difficoltà logistiche.








