Si tratta del cosmonauta russo Aleksandr Samokutyaev che partecipò a due spedizioni e due passeggiate spaziali. La causa della morte è sconosciuta
Il cosmonauta russo Aleksandr Samokutyaev, che ha partecipato a due spedizioni a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, rimanendo nello spazio per 322 giorni, è morto all'età di 56 anni. La causa della sua morte, avvenuta il 17 giugno, resta al momento sconosciuta. Samokutyaev è il primo residente di lungo periodo della ISS a morire nei 26 anni in cui la stazione spaziale ha ospitato altri 155 cosmonauti e astronauti. L'agenzia spaziale russa Roscosmos ha annunciato la sua scomparsa con un comunicato, porgendo le sue condoglianze. Samokutyaev, classe 1970 era nato a Penza, in Russia e si era laureato all'Accademia aeronautica Yuri Gagarin nel 2000 dove aveva prestato servizio come pilota. Era entrato a far parte del corpo dei cosmonauti nel 2003. Due anni dopo, terminato l'addestramento di base, ha ottenuto la qualifica per le missioni spaziali.
I due lanci spazialiIl suo primo lancio risale al 4 aprile 2011, quando fu comandante della Soyuz Tma-21 insieme agli ingegneri di volo Andrey Borisenko di Roscosmos e all'astronauta della Nasa Ron Garan. La loro navicella spaziale fu chiamata Gagarin in onore del primo uomo nello spazio, che era decollato 50 anni prima dallo stesso sito di lancio, il cosmodromo di Baikonur. Samokutyaev ha prestato servizio come ingegnere di volo negli equipaggi della 27ª e 28ª spedizione sulla Stazione Spaziale Internazionale e per un mese ha lavorato anche con l'italiano Paolo Nespoli. il 10 luglio 2011 il cosmonauta era sulla Iss quando lo Space Shuttle statunitense Atlantis raggiunse la Stazione Spaziale Internazionale nella missione conclusiva del programma trentennale. Il 3 agosto 2011, Samokutyaev ha effettuato la sua prima passeggiata spaziale per dispiegare a mano un microsatellite oltre che per eseguire altri esperimenti. Dopo 164 giorni in orbita terrestre, Samokutyaev è rientrato sulla Terra a bordo della Soyuz Tma-21 insieme a Borisenko e Garan, atterrando sano e salvo nella steppa del Kazakistan.








