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Barbara Visentin

Il cantautore italo-britannico racconta l'ultimo disco «We Will Always Be The Way We Were»: sarà al Fabrique di Milano il 15 ottobre

Jack Savoretti è uno di quegli artisti che usano la musica per conoscere qualcosa in più di sé, come un’auto-terapia per scavare in maniera profonda nelle varie fasi della vita. E per scrivere l’ultimo album «We Will Always Be The Way We Were», che lo porterà in concerto a Milano il 15 ottobre, il cantautore italo-britannico è tornato alle origini: «Ho usato il mio vecchio trucco di sedermi con uno strumento come facevo a 16 anni - racconta nel suo italiano pressoché perfetto -. Negli ultimi tempi, quando scrivevo avevo già un’idea in mente, invece qui sono tornato a farlo senza alcun piano in testa».

Ne è venuto fuori un disco di brani senza fronzoli e senza tempo, vero e proprio antidoto a quella che chiama senza mezzi termini la sua «crisi di mezza età»: «La mia speranza era che questo lavoro, nel suo piccolo, fosse utile anche ad altri come lo è stato per me. Non ci si deve impegnare troppo per entrarci dentro, è diretto. I brani fin da subito avevano un senso di familiarità».