In Inghilterra il cielo è azzurro e il sole riscalda più del solito.

"È strano, qui non siamo abituati".

Jack Savoretti, in videochiamata, è immerso nel verde, intorno a lui si sentono i bambini giocare. È sorridente, entusiasta, c'è da consegnare al mondo il suo nuovo lavoro: il nono album dal titolo We Will Always Be The Way We Were, in uscita domani. Dopo l'intermezzo del disco in italiano - "il primo, ma rimarrà anche l'unico" - Miss Italia, il cantautore italo-britannico è tornato all'inglese, ma con un nuovo approccio. "È un album diverso dai precedenti - racconta Savoretti -. In passato usavo lo stile per proteggere la sostanza di ciò che scrivevo, sempre molto intimo e personale. Stavolta ho fatto l'opposto: non gli ho messo il vestito elegante, ma un paio di jeans e una t-shirt bianca. È il massimo dell'autenticità che ho mai ottenuto". A 41 anni, sostiene - ridendo di gusto - che sia la mezza età ad avergli dato questa nuova consapevolezza. "Non mi faccio più problemi, preferisco godermi il processo di lavorazione, senza troppe sovrastrutture, senza il controllo maniacale che ho sempre avuto. Sento che è come se chiudesse un capitolo e ne aprisse un altro". Una sorta di ritorno alle radici, "ma non necessariamente alle mie, non è un album nostalgico", sottolinea deciso. "Piuttosto mi piace evidenziare che quel ragazzo che a 20 anni suonava a Portobello Road, dove siamo tornati a registrare, non è sparito. La gente cresce, si evolve, ma l'anima rimane la stessa. Ed è il tema che attraversa tutto l'album. Si diventa adulti e io sono nella fase in cui l'ho accettato. L'album vuole essere un manuale di istruzioni per vivere tutto ciò senza cercare di controllarlo o capirlo". Un disco che non sarebbe stato lo stesso senza il precedente Miss Italia, prodotto da Tommaso Colliva presente anche in questa occasione. "All'epoca mi sono dovuto arrendere a essere il più impreparato in sala di registrazione. Ho fatto un passo indietro: sono diventato passeggero, invece di essere io il capitano della nave. Una sensazione tremenda, ma fare un album in italiano era una necessità dopo la morte di mio padre e ho dovuto lasciare che gli altri mi aiutassero a farlo. Alla fine è stato liberatorio: togliendomi dal volante, mi sono goduto il viaggio, ho imparato molto, anche di me stesso". Un approccio che lo ha cambiato in profondità e che ha replicato. "Ho lasciato che i musicisti portassero se stessi. E così sono riuscito ad essere ancora un po' passeggero". Nel disco compaiono i duetti con KT Tunstall, con Steph Fraser. E poi c'è la collaborazione con l'italiana Mille in I Hear You Calling (Echi Di Sirene). "Ormai preferisco la versione in italiano, a quella originale. Lei è pazzesca, internazionale, e mi chiedo come mai da voi non sia più conosciuta. In questo momento è difficile che la musica italiana funzioni furi dai confini nazionali, più che in passato c'è la volontà di rivendicare la propria provenienza anche regionale". Secondo il cantautore, a penalizzare la musica di casa nostra è anche l'eterna battaglia con la tv, "che ha un'influenza enorme, retaggio degli anni Novanta. Un po' come l'Eurovision che non rappresenta la musica europea, ma la tv europea. E l'Italia è un po' una versione in piccolo dell'Esc. Anche il festival di Sanremo, che adoro ma è difficile da comprendere per un non italiano, è una visione parziale". Lui il festival lo ha anche visto da vicino, come ospite nel 2019 e nel 2024. "L'idea della competizione non mi piace. Da ragazzino ero molto sportivo ma soffrivo la gare e così ho scelto la musica". Mentre racconta dell'album, un aereo militare squarcia la serenità del cielo azzurro. E Savoretti, che è anche ambasciatore di War Child e Tusk, si interrompe: "segno dei tempi". "Oggi tutti noi abbiamo questi megafoni in mano che sono i social e a volte vale la pena usarli per comunicare messaggi positivi, in un mondo che sta perdendo la moralità. Trump ha minacciato di distruggere una cultura intera, e nessuno ha replicato. Non dico che un post su Instagram cambi il mondo, però il silenzio lo sta sicuramente rovinando". E a proposito di tecnologia, si parla anche di Intelligenza Artificiale: "Non l'ho mai usata per la mia musica, non sono né pro né contro. Il punto è che l'IA toglie tutto quello che a me fa piacere: il processo di creazione, mi ruba quello che adoro". Savoretti porterà il suo nuovo album dal vivo in tour europeo che toccherà Milano, il 15 ottobre. E c'è un altro appuntamento speciale: il 7 luglio aprirà il live di Jovanotti a Bonn. "Sono un suo fan da quando ero ragazzino: finalmente riesco a vederlo dal vivo e senza comprare un biglietto", scherza.