Voghera. La condanna a 12 anni di carcere per l’accusa di omicidio volontario non è definitiva, ma per il processo di appello, occasione in cui quella sentenza può essere rivista, la difesa dovrà ancora attendere. Il giudice Luigi Riganti, che aveva emesso il verdetto il 24 febbraio, ha chiesto più tempo per motivare la sentenza di condanna dell’ex assessore leghista Massimo Adriatici, accusato di omicidio in relazione alla morte di Younes El Boussettaoui, ucciso da un colpo di pistola la sera del 20 luglio 2021 in piazza Meardi. Il giudice si era preso 90 giorni, ma ne saranno necessari ancora altrettanti per spiegare perché ha deciso di accogliere la richiesta della Procura, nella contestazione formulata dal pm, e anzi di aumentare anche se di pochi mesi la pena rispetto alla richiesta del procuratore Fabio Napoleone, che era stata di 11 anni e 4 mesi. Il caso, nella richiesta di proroga delle motivazioni, è definito «molto complesso». La vicenda L’avviso è stato notificato agli avvocati difensori Carlo Alleva e Luca Gastini e della parte civile, Marco Romagnoli e Debora Piazza. Adriatici, di professione avvocato, è stato condannato in relazione alla morte di un 39enne di origini marocchine con problemi psichici che viveva per strada da alcuni mesi a Voghera. L’uomo fu raggiunto al torace da un colpo di pistola esploso dall’ex assessore, con la sua Beretta calibro 22, in piazza Meardi, davanti al bar Ligure. L’ex assessore deteneva l’arma per difesa personale e per sua stessa ammissione teneva d’occhio Younes perché aveva creato problemi nei giorni precedenti in alcuni locali del centro. Prima dello sparo Adriatici mostrò la pistola a Younes e fu colpito con uno schiaffo a mano aperta, cadendo per terra. La scena fu ripresa dalla telecamera di corso XXVII Marzo, tranne il momento dello sparo, rimasto coperto dal muro del bar. La pistola aveva il colpo in canna ed era caricata con proiettili a punta cava, per i pm «utilizzabili in poligono e non per difesa personale». Per la Procura, inoltre, quella sera Adriatici svolgeva «indebitamente un servizio di ronda armata». Alcune circostanze aggravanti non sono rimaste in piedi nella sentenza, ma si dovrà attendere il deposito delle motivazioni per sapere quale calcolo ha compiuto il giudice. Iter controverso Di certo il magistrato Luigi Riganti ha dovuto esprimersi su uno dei casi giudiziari più controversi degli ultimi anni e il cui iter è stato segnato da colpi di scena clamorosi. Con la sua decisione, ora da spiegare, non si è discostato dal percorso avviato dalla sua collega, la giudice Valentina Nevoso, che a novembre del 2024 aveva concluso il processo di primo grado senza una sentenza, ma con una ordinanza in cui chiedeva alla procura di cambiare il capo di imputazione. Non più eccesso colposo di legittima difesa, come era stato ipotizzato dal pm Roberto Valli ad avvio dell’indagine, ma omicidio volontario con almeno l’ipotesi del dolo eventuale. In altre parole, Adriatici, secondo la giudice, girando armato, con il colpo in canna, e mostrando la pistola a un uomo con problemi evidenti, avrebbe dovuto mettere in conto quanto poi in effetti accaduto. A questa conclusione Nevoso era arrivata dopo undici udienze, l’ascolto di numerosi testimoni e consulenti.
Caso Adriatici, serve più tempo per spiegare la condanna a 12 anni: il giudice chiede la proroga
Altri 90 giorni per avere le motivazioni: «Caso troppo complesso»








