È una fase di profonda trasformazione demografica quella che sta attraversando il Paese, tra calo della natalità, innalzamento dell’età media e nuove sfide per il sistema di welfare. In questo scenario si inserisce la sesta edizione dell’appuntamento annuale di Adnkronos dedicato ai temi dell'evoluzione demografica e delle sue ricadute su lavoro, welfare e società, che si è tenuto il 18 giugno a Palazzo dell’Informazione, in Piazza Mastai a Roma. L’evento dal titolo "La demografia cambia la società", aperto dal direttore di Adnkronos Davide Desario, ha riunito esponenti di governo, parlamentari, associazioni, imprese, accademici ed esperti. A supportare il dibattito, i risultati della rilevazione Adnkronos, condotta su un campione non statistico di circa 2.500 rispondenti tra gli utenti del sito e dei canali social del gruppo, che ha offerto una fotografia aggiornata delle percezioni dell'utenza sul tema. Ne emerge il ritratto di un Paese che guarda al proprio domani con più ansia che fiducia: sentimenti diffusi di preoccupazione e incertezza, tra timori per il futuro personale e per la sostenibilità del sistema, ma anche indicazioni chiare sulle priorità percepite, dal lavoro alla previdenza, fino al bisogno crescente di strumenti per affrontare il cambiamento in atto.Il dato più netto riguarda le aspettative personali: l'80% di chi ha risposto ritiene che la propria condizione, da qui a vent'anni, sarà peggiore di quella attuale, contro un modesto 20% di ottimisti. Una sfiducia che affonda le radici nel giudizio sull'invecchiamento della popolazione, considerato un problema dal 73% del campione — soprattutto per le generazioni future — mentre solo il 16% lo legge come un'opportunità e appena l'11% lo esclude del tutto.Sul fronte occupazionale, a guidare la trasformazione dei prossimi dieci anni sarà soprattutto la tecnologia: il 40% individua in una maggiore automazione e nell'intelligenza artificiale la principale conseguenza del calo demografico, il 33% punta sull'immigrazione per sostenere la forza lavoro, il 24% teme una contrazione dei lavoratori qualificati e solo un marginale 3% crede in un aumento dei salari medi.È sul tema della pensione che la preoccupazione raggiunge il picco: l'86% degli intervistati nutre dubbi sul proprio futuro previdenziale, diviso tra chi pensa che l'assegno non sarà sufficiente (48%) e chi teme di non poterne avere affatto (38%), contro un 14% che si sente garantito, tra chi confida in una pensione adeguata (9%) e chi conta su forme di integrazione (5%).Proprio questa incertezza alimenta la domanda di competenze: il 61% del campione ammette di avere bisogno di un'educazione finanziaria — da introdurre a scuola secondo il 36% o da acquisire anche in età adulta secondo il 25% — mentre il 24% si ritiene già preparato e il 18% dichiara apertamente di non fidarsi della materia.Il sondaggio fotografa infine il fenomeno del caregiving, destinato a crescere proprio per effetto dell'invecchiamento demografico: un intervistato su quattro (24%) si definisce già caregiver di un familiare, ma alla domanda su chi sostenga realmente chi si prende cura di una persona cara la risposta è impietosa, con il 58% che risponde «nessuno», il 35% che indica la sola famiglia come argine, e appena il 5% e il 2% che riconoscono un ruolo, rispettivamente, a Stato e Comuni e alle aziende.
"La demografia cambia la società": l'evento di Adnkronos tra invecchiamento della popolazione e tenuta del welfare
Gli incontri aperti dal direttore di Adnkronos Davide Desario, ha riunito esponenti di governo - tra cui Roccella e il sottosegretario Durigon - oltre a parlame














