La cronaca, quando tocca i figli, ci costringe sempre a entrare in punta di piedi. Non perché non si debba giudicare ciò che accade, non perché tutto sia relativo, non perché il dolore autorizzi ogni cosa. Ma perché davanti a una storia in cui dei minori finiscono al centro di una frattura adulta, la prima responsabilità è non trasformare anche il commento pubblico in un altro tribunale emotivo.
I fatti saranno ricostruiti da chi deve farlo, le responsabilità saranno accertate nelle sedi opportune. Ma resta qualcosa che va oltre il singolo episodio e che riguarda tutti noi: la facilità con cui, dentro certe relazioni spezzate, i figli smettono di essere persone e diventano prova, possesso, risarcimento, argomento, campo di battaglia. È una delle forme più dolorose della fragilità adulta.
LA RUBRICA: Sguardi
Bambini contesi
Un adulto può raccontarsi di agire per amore, può essere sinceramente convinto di proteggere, può perfino sentire dentro di sé una disperazione autentica. Ma l’amore, quando perde il limite, non protegge più. Trattiene. Sposta il figlio dalla sua vita alla propria ferita. Lo mette nel punto esatto in cui un bambino o un adolescente non dovrebbe mai stare: tra due versioni della verità, tra due dolori che si combattono, tra il bisogno di appartenenza e la paura di tradire qualcuno.










