Le organizzazioni per i diritti umani denunciano una nuova ondata di repressione nella regione russa di Penza, dove negli ultimi giorni si moltiplicano le segnalazioni di uomini fermati dalle forze dell’ordine e costretti a firmare contratti con il ministero della Difesa per essere inviati al fronte in Ucraina.

PUBBLICITÀ

Secondo gli attivisti, le retate sarebbero iniziate intorno al 17 giugno e coinvolgerebbero polizia e dipendenti dei commissariati militari. I controlli avverrebbero per strada, sui mezzi pubblici e ai posti di blocco della polizia stradale. Le autorità russe respingono le accuse, sostenendo che si tratti di normali operazioni per rintracciare cittadini che eludono la leva o militari assenti senza permesso.

Il commissario militare della regione di Penza, Andrei Surkov, ha confermato l’esistenza dei raid durante un briefing il 19 giugno, spiegando che le operazioni vengono svolte “una volta al mese” insieme alla polizia e fanno parte di attività pianificate. Tuttavia, le testimonianze raccolte da media indipendenti e progetti per i diritti umani descrivono uno scenario molto diverso.

La moglie di uno degli uomini fermati ha raccontato a Mediazona che il marito sarebbe già stato trasferito a Mariupol, città occupata dalla Russia nel sud dell’Ucraina. Secondo il suo racconto, l’uomo sarebbe stato costretto con la forza a firmare il contratto militare.