A Brno, in Repubblica Ceca (o solo Cechia, per chi vuole essere preciso) il rumore dei motori sembra un’eco lontana, attutita, quasi fastidiosa. Ducati vince, sia la Sprint con un grande Bagnaia e il Gran premio della domenica con Marc Marquez che si rilancia – senza se e senza ma – per vincere il decimo mondiale. La notizia più importante del weekend, però, non è stata la vittoria del 93, ma un’assenza.

C’è un box che è rimasto a serrande mezze abbassate, una moto ferma sul cavalletto che non aspetta nessuno e un numero, il 72, che stavolta non graffierà l’asfalto. Marco Bezzecchi non ha corso la gara della domenica. È rimasto fuori, escluso, squalificato.

La sentenza è arrivata implacabile, come un pugno nello stomaco, dopo quel blackout inconcepibile: due schiaffi a un marshall dopo una caduta. Un gesto istintivo, violento, ingiustificabile. E la pista, che non fa sconti a nessuno. Ma facciamo un passo indietro: Bez stava portando a casa una quinta posizione che sarebbe valsa pochi punti, ma sufficienti per allungare il gap con Jorge Martin che non è mai stato in palla in questo weekend e che la domenica dovrà affrontare un doppio long lap penalty per lo strike compiuto al Balaton Park, in Ungheria. A due giri dalla fine, Bez scivola in curva 3. La moto rimane accesa, il marshall arriva sulla moto e nel tentativo di alzarla, accelera con la manopola del gas. Marco sente e pensando che il marshall lo stesse facendo di proposito e corre verso la sua Aprilia. Prima una spinta, sul volto. Poi, dopo che le cose sembrano rientrate, lo schiaffo al volto. Perché Marco? Le risposte sono molteplici.