L’incontro del Cairo di domenica è stata l’occasione per i ministri degli Esteri di Egitto, Pakistan, Arabia Saudita e Turchia per un confronto sul Memorandum d'intesa firmato tra Stati Uniti ed Iran. Il Pakistan, insieme al Qatar, è stato il grande protagonista delle trattative, mantenendo la via diplomatica aperta anche nei momenti più difficili, grazie a Mohammad Ishaq Dar, il responsabile degli Esteri di Islamabad, che è stato in contatto quasi giornaliero con il ministro degli Esteri dell’Iran Abbas Araghchi. Ma anche sauditi, egiziani e turchi hanno avuto un ruolo attivo nel lavorare per la fine della guerra, dimostrandosi sensibili e attenti agli equilibri mediorientali. Dalla capitale egiziana i quattro hanno diramato un comunicato congiunto dove accolgono con favore la firma del Memorandum, definendolo un passo costruttivo verso la de-escalation e la fine di un conflitto che aveva rappresentato rischi significativi per la stabilità regionale, i mercati energetici e le rotte marittime internazionali. L’incontro è stato molto di più di un prendere atto della fine del conflitto: Huffpost ha parlato con l’ambasciatore Abu Bakr Hefny Mahmoud, diplomatico di lungo corso che ha lavorato in Etiopia, in Giappone e presso l’Unione Africana, oggi vice-ministro degli Esteri dell’Egitto.
Abu Bakr Hefny Mahmoud: "Il quartetto Step al fianco del Libano e dello Stato palestinese" (di M. Giusti)
Intervista con il vice ministro degli Esteri egiziano su quello che viene chiamato il "Patto di Maometto" fra Egitto, Pakistan, Arabia Saudita e Turc…













