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Luigi Ippolito, corrispondente da Londra

Il primo ministro britannico più robotico e legnoso che si ricordi si è dimesso e ha chiuso la sua esperienza stringendo la moglie in un forte abbraccio: «Vic è stata una roccia al mio fianco»

Alla fine si è commosso pure lui: Keir Starmer, il primo ministro britannico più legnoso e robotico che si ricordi, non è riuscito a trattenere le lacrime quando, al termine del suo discorso di addio, ha detto che ora si sarebbe dedicato «al lavoro più importante», cioè «essere il miglior marito che posso per la mia fantastica moglie, Vic, che è stata una roccia al mio fianco, ed essere il miglior padre che posso per i miei bellissimi ragazzi». E ha chiuso stringendo in un forte abbraccio la consorte.

Erano le 9.30 in punto, a Londra, quando Starmer è uscito dal portone nero di Downing Street per annunciare quelle dimissioni che tutti attendevano: ma le sue parole sono state quasi sovrastate dalle note dall’Inno alla gioia che veniva sparato a tutto volume dai contestatori filo-europei che si erano radunati a pochi passi. Così, con qualche esitazione, Starmer ha rivendicato i meriti della sua premiership: ma ha poi ammesso che il partito laburista non lo considera più il leader in grado di guidarlo alle prossime elezioni. «Ho ascoltato la risposta – ha detto – e la accetto con grazia».