Un discorso alla nazione intessuto di rivendicazioni dei successi auto-attribuiti alla sua leadership e al suo governo, ma chiuso dal riconoscimento della perdita di consenso nel suo partito e nel Paese, dall'annuncio delle dimissioni e da un commosso riferimento a sua moglie Victoria, ai suoi figli e all'orgoglio per l'onore di essere stato primo ministro britannico per due anni.

Video Starmer annuncia le sue dimissioni: “Ora dedicherò il tempo a moglie e figli'

È quello con cui Keir Starmer, 63 anni, ha gettato oggi la spugna dinanzi al portoncino al numero 10 di Downing Street: presenti il suo team, i suo familiari, ma solo pochi ministri di spicco come Darren Jones o il vicepremier uscente David Lammy.

Starmer non ha fatto alcun riferimento alle critiche rivolte alla sua azione politica, a scandali come quello della nomina di lord Peter Mandelson (amico del faccendiere pedofilo americano Jeffrey Epstein) ad ambasciatore negli Usa o alla batosta elettorale subita dal Labour alle elezioni amministrative del 7 maggio scorso.

Ha invece esaltato quelli che ha presentato come i risultati positivi dei suoi 6 anni da leader e 2 da primo ministro, sostenendo d'aver ereditato nel 2020 (da Jeremy Corbyn, esponente della sinistra radicale) un partito "in bancarotta di consensi, politica e morale" e di avergli restituito credibilità sul piano "dell'economia, della difesa, della sicurezza nazionale" e del contrasto "dell'antisemitismo".