Si riaccende il dibattito sugli incidenti da alcol causati da giovanissimi: a far discutere è il sinistro mortale verificatosi domenica 21 giugno a Senago, a nord ovest di Milano, alle 5.10 del mattino. Nove persone (fra i 17 e i 19 anni) viaggiavano su una ciclabile, ammassate su un’unica vettura omologata per cinque, di ritorno da un locale, quando il conducente 19enne ha perso il controllo del mezzo, precipitato nel canale Villoresi. Tre i ragazzi morti, rimasti intrappolati nell’abitacolo sommerso, mentre gli altri sei occupanti (guidatore incluso) sono stati tratti in salvo, riportando ferite.
Secondo i primi test, il tasso dell’automobilista era di 1,6 grammi di alcol per litro di sangue. Per i neopatentati come il giovane, vige il divieto di mettersi al volante dopo aver bevuto anche un goccio di alcol (tolleranza zero), mentre il limite è di 0,5 grammi per i conducenti esperti, ossia con oltre tre anni di patente. Il ragazzo, ricoverato all’ospedale Niguarda e posto agli arresti, è indagato per omicidio stradale.
La più recente riforma del Codice della strada, attuata dal ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini, ha introdotto l’obbligo di alcolock: dispositivo elettronico che impedisce l’avviamento del motore se rileva un tasso alcolemico superiore al limite consentito. La norma è operativa dal 24 febbraio 2026: chi è stato condannato per il reato di guida con un tasso superiore a 0,8 g/l, dopo aver scontato la pena può mettersi al volante solo se sul veicolo sarà installato (a proprie spese) quello strumento, e solo se il dispositivo rileverà l’assenza di alcol. Il divieto di guida con una presenza anche minima di alcol (tolleranza zero) vale per due anni tra 0,8 e 1,5 g/l, oppure per tre anni sopra 1,5 g/l. (qui la nostra prova per vedere se questi apparecchi funzionano davvero).










