Con un cavillo legittimo, nato per evitare le paralisi amministrative, il presidente del Consiglio Matarrelli ha assunto in prima persona il potere di nomina
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La recente designazione del collegio sindacale di Acquedotto Pugliese ha offerto un chiaro esempio di come i meccanismi tecnici di una legge possano capovolgerne le intenzioni originarie. Nel dicembre del 2024, infatti, il Consiglio regionale della Puglia ha approvato una riforma delle nomine pubbliche con l'obiettivo dichiarato di introdurre criteri stringenti di trasparenza, meritocrazia e collegialità, sul modello di una normativa già vigente in Toscana, a firma della pentastellata Antonella Laricchia. La procedura ordinaria avrebbe dovuto prevedere bandi pubblici e un vaglio condiviso dei curricula all'interno delle commissioni consiliari, eliminando le vecchie logiche fiduciarie in modo tale da abbattere i casi di clientelismo.Alla prova dei fatti, tuttavia, l'efficacia di questa riforma è stata neutralizzata da una clausola interna al testo, il comma ventisei, in puro stile italiano. Questa norma, infatti, prevede che, in caso di scadenza dei termini temporali, il potere di nomina si trasferisca direttamente e in via esclusiva nelle mani del Presidente del Consiglio regionale. Sebbene concepita come una misura di salvaguardia per evitare la paralisi amministrativa degli enti, la deroga ha finito per ripristinare la massima discrezionalità decisionale, permettendo di scavalcare l'intero percorso di trasparenza in Aula. Ed è così che il presidente del Consiglio della Regione Puglia, Toni Matarrelli, ha utilizzato proprio questo potere sostitutivo per la scelta del rappresentante regionale in Acquedotto Pugliese.






